Frattura al femore, Cos’è? Quali sono i sintomi? E la cura?

La frattura al femore è un evento invalidante che richiede un lungo periodo di convalescenza, vediamo di cosa si tratta e come s'interviene.

La frattura al femore è un evento spesso accidentale soprattutto osservato negli over 65, dovuto specialmente ad una sottostante fragilità ossea.
L’osteoporosi, infatti, altera la struttura ossea con conseguente riduzione di resistenza al carico meccanico, il rischio di rottura ossea è alto.

Si stima che, ogni 1.000 anziani che cadono, circa 100 si fratturino il femore e fino a 7 muoiano per le conseguenze di queste fratture.
Tuttavia, anche traumi, alcuni tumori o infezioni possono alterare la robustezza del tessuto osseo.

Frattura al femore: un evento allarmante e invalidante

Non è un caso raro sentire parlare di frattura al femore, è il caso del grande artista poliedrico Franco Battiato morto ieri che nel 2017 nella sua casa a Milo (nel catanese) è incorso in una caduta accidentale fratturandosi il femore e il bacino a 72 anni.
Un infortunio che non gli ha permesso più di cavalcare la scena.

Difatti, questo tipo di frattura è molto invalidante e richiede un periodo lungo di convalescenza e talvolta può portare alla morte entro un anno dall’accaduto.

Il femore è l’osso più lungo del nostro corpo e i sintomi della frattura possono variare in base al punto della lesione.

La frattura può interessare:

  • la testa del femore;
  • il collo del femore;
  • il piccolo trocantere;
  • il grande trocantere.

Ogni rottura può essere composta (l’osso non perde il suo allineamento) o scomposta (l’allineamento non è conservato).

Il primo sintomo è il dolore acuto che può irradiarsi anche in altre parti del corpo adiacenti fino alla caviglia, inoltre, possono presentarsi:

  • sensazione di uno schiocco al momento del trauma.
  • difficoltà a stare in piedi e a muovere la gamba.
  • gonfiore.
  • presenza di lividi e tumefazioni.
  • deformazione e accorciamento dell’arto.

Il primo approccio a cui si potrebbe pensare è quello chirurgico ma spesse volte, quando si tratta di pazienti anziani, sono presenti comorbidità che non permettono il procedere in questa direzione.

In linea generale esistono diversi approcci che possono essere proposti e che includono:

  • osteosintesi del femore (ovvero inserimento di placche, viti o chiodi). É il trattamento normalmente indicato per i pazienti giovani;
  • impianto di una protesi;
  • fissazione esterna;
  • osteoinduzione veicolata da viti.

Per cercare di ridurre le possibili complicanze legate all’intervento, è consigliato un percorso di riabilitazione.