Fisioterapia e coronavirus: qual è la situazione?

Molti pensano che il terapista della riabilitazione sia un soggetto che, nel momento in cui le persone stanno intubate e con grande problemi di contagio, non sia di vitale importanza. Ma non è così.

Dire che questo virus abbia modificato e stravolto la vita di ognuno di noi è poco. Chi più e chi meno ha avuto ripercussioni importanti sia sullo stile di vita che sulla sfera lavorativa; questo accompagnato anche da una sorta di stato d’animo generale che ha creato diffidenza, distanza e solitudine.

Questo stato di debolezza e lontananza dagli altri si riverbera anche in quella che è una figura professionale forse dimenticata in questo momento di emergenza che è quella del fisioterapista.

Molti infatti pensano che il terapista della riabilitazione (così veniva chiamato prima la figura lavorativa) sia un soggetto che, nel momento in cui le persone stanno intubate e con grande problemi di contagio, non sia di vitale importanza.

Senza ovviamente togliere nulla allo sforzo eroico che stanno mostrando medici ed infermieri, anche noi fisioterapisti siamo in prima linea contro questa ‘guerra invisibile’.

Sì perché una volta che le persone riescono a stare meglio e ad abbandonare quel maledetto respiratore, ecco che interviene il fisioterapista.

Fisioterapista che si occupa non solo della riabilitazione post chirurgica, ma che in casi come questi gioca un ruolo importante nella gestione del paziente con problemi respiratori e con una forma di sindrome da allettamento assai grave.

Esistono infatti metodiche e tecniche specifiche per far sì che le secrezioni in eccesso, la capacità polmonare e quella cardiaca ritornino a funzionare ‘ai giusti giri’.

In tutto questo marasma di situazioni, respiratorie per lo più, non bisogna neanche dimenticare chi, tutti i giorni, si occupa di recuperare e far muovere tutti quei pazienti ortopedici post chirurgici e neurologici. Sì perché il fattore tempo, in questi ambiti, gioca un ruolo importante nel recupero della funzionalità.

E in queste situazioni d’emergenza, non esiste virus che tenga, bisogna stare là e lavorare, gomito a gomito a recuperare quella disabilità perduta.

Altro problema, non da poco, è quello di tutti quei fisioterapisti che si sono trovati a chiudere il proprio ambulatorio per ridurre il rischio dei contagiati.

Anche io stesso ho dovuto chiudere temporaneamente il mio studio fisioterapico a Roma.

Nonostante abbia avuto numerose richieste da parte di pazienti che sarebbero venuti con certificazioni e prescrizioni, ho preferito chiudere per non rischiare di alimentare questa pandemia.

Ovviamente questo si è riverberato in una difficoltà economica per me e i miei collaboratori, andando quindi ad intaccare il nostro patrimonio personale per ‘andare avanti’.

Tutti noi speriamo in un futuro più prossimo possibile dove torneremo ad abbracciarci e ad avvicinarci, ma al momento anche l’ambito fisioterapico si trova in grossi problemi.

Problemi scaturiti anche da una confusione totale per quando si riaprirà.

Che dispositivi saranno necessari? Come potremo eseguire trattamenti tenendo la distanza di un metro? Mascherine? Se sì, quali?

Tutte queste domande sono senza risposta e non hanno risposta neanche gli addetti ai lavori dei servizi sanitari.

Finita questa emergenza, vorrei che tutto tornasse come prima, ma meglio.

Meglio come che finalmente ci si rende conto di figure professionali a volte messe in disparte come fisioterapisti, infermieri e OSS.

Nel frattempo, stiamo a casa e, vedrete, torneremo ad abbracciarci più di prima.