Farmaco per il diabete blocca la progressione del Parkinson

La scoperta è stata fatta da un team di ricercatori di Londra. C'è entusiasmo ma anche cautela. Ecco perché.

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Parkinson

Si può interrompere la progressione del morbo di Parkinson con un farmaco normalmente usato nel diabete di tipo 2, ovvero l’exenatide.

Lo suggerisce uno studio britannico.

I farmaci di oggi, infatti, aiutano a gestire i sintomi del morbo di Parkinson ma non impediscono alle cellule del cervello di morire.

Un test su 62 pazienti, i cui dati sono stati pubblicati sulla rivista Lancet, invece ha evidenziato che la medicina ha fermato la progressione della malattia.

La squadra della University College di Londra (UCL) ha palesato il proprio entusiasmo ma ha esortato alla cautela in quanto qualsiasi beneficio a lungo termine è incerto e il farmaco necessita di ulteriori test.

Il morbo di Parkinson, si sa, danneggia il cervello e causa la scomparsa delle cellule che producono la dopamina, un neurotrasmettitore.

Ciò porta a tremito, difficoltà dei movimenti e problemi di memoria.

Le terapie attuali aiutano a gestire i sintomi, aumentando i livelli di dopamina ma il deterioramento del cervello non si può arrestare.

Ora, grazie a questa ricerca, ci sono nuove speranze per contrastare il processo di declino causato dal Parkinson ma occorrerà che il farmaco abbia risultati durevoli nel tempo.

Tale farmaco aiuta a controllare i livelli di zucchero nel sangue in caso di diabete, agendo su un sensore ormonale, chiamato GLP-1.

Questi sensori si trovano anche nelle cellule cerebrali. Si ritiene, quindi, che il farmaco faccia in modo che queste cellule lavorino più efficientemente, aiutandole a sopravvivere.

David Dexter, vice direttore della ricerca, ha affermato: “I risultati offrono la speranza che farmaci come l’exenatide possano rallentare il corso del Parkinson, cioè qualcosa che nessuna cura oggi può fare. Dal momento che, però, il Parkinson può progredire abbastanza gradualmente, questo studio è ancora troppo piccolo per dirci se l’exenatide possa fermare la progressione della malattia ma è certamente incoraggiante e sprona a nuove indagini“.

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