Errore medico fatale: donna muore dopo farmaco sbagliato nonostante allergia nota
Donna muore dopo aver ricevuto penicillina nonostante allergia nota. Il caso riaccende il tema sicurezza negli ospedali.
Una donna di 69 anni è morta dopo aver ricevuto un farmaco destinato a un altro paziente, nonostante fosse gravemente allergica alla penicillina. Il caso riguarda l’University Hospital of North Durham, nel Regno Unito, e solleva interrogativi sulla sicurezza delle cure e sulla gestione delle informazioni cliniche.
Indice dell'articolo
- 1 Il caso: ricovero per infezione cutanea, poi la sequenza di errori
- 2 “Un catalogo di errori”: la denuncia della famiglia
- 3 Condizioni di ricovero critiche e assistenza insufficiente
- 4 Diagnosi mancata e ritardi nelle cure
- 5 La posizione dell’ospedale e l’indagine interna
- 6 La battaglia legale e la richiesta di responsabilità
Il caso: ricovero per infezione cutanea, poi la sequenza di errori
Marianne Mortemore era stata ricoverata per problemi legati a una condizione dermatologica cronica. Durante la degenza, nel febbraio 2024, come raccontato dal The Sun, le è stata somministrata per errore penicillina destinata a un altro paziente.
La donna, madre e nonna di quattro nipoti, era fortemente allergica. Le informazioni erano chiaramente indicate:
- braccialetto personale di allergia
- braccialetto ospedaliero
- cartella clinica
- pannelli informativi nel reparto
Nonostante ciò, l’errore è avvenuto. Marianne ha avuto una reazione grave, è stata rianimata ma non ha mai ripreso conoscenza.
“Un catalogo di errori”: la denuncia della famiglia
La figlia Catherine descrive quanto accaduto:
“Viviamo con un misto di rabbia e dolore per quello che è successo a nostra madre”.
E aggiunge:
“Non riuscivamo a credere a quello che stava succedendo, stava peggiorando così rapidamente che la nostra priorità era che si riprendesse, ma alcune delle cose accadute in quell’ospedale resteranno con noi per sempre”.
Poi la denuncia diretta:
“È stato solo un catalogo di errori, come se nostra madre non contasse nulla. Era altamente allergica alla penicillina e c’erano avvisi ovunque”.
E ancora:
“Non si sono nemmeno scusati quando ci hanno detto cosa era successo, hanno solo detto che c’era stato un errore”.
Condizioni di ricovero critiche e assistenza insufficiente
Durante i sei giorni di ricovero, la donna è stata collocata in un letto improvvisato al centro del reparto, non in un’area dedicata. In alcuni momenti è rimasta anche senza cuscino.
Sono emersi altri episodi:
- ritardi nella somministrazione dei farmaci
- dolore non adeguatamente gestito
- tentativi traumatici di inserimento di un catetere
Il figlio David racconta:
“Posso ancora sentire le sue urla mentre cercavano di inserire il catetere, non lo dimenticherò mai”.
E aggiunge un dettaglio che pesa:
“Una infermiera è uscita da dietro la tenda e ha iniziato a battere il cinque con una collega. È così che vorrebbero che fosse trattata la loro madre?”.
Diagnosi mancata e ritardi nelle cure
Durante il ricovero non è stata riconosciuta una ischemia critica degli arti, una condizione grave che limita il flusso sanguigno.
La scoperta è avvenuta solo dopo l’intervento della famiglia, che ha chiesto a un podologo di intervenire per tagliare le unghie.
Catherine spiega:
“Quando la stavamo portando in ospedale le avevo messo una benda alla caviglia per aiutarla a scendere le scale. Giorni dopo abbiamo scoperto che era ancora lì, evidentemente nessuno l’aveva controllata”.
E aggiunge:
“Solo quando abbiamo chiesto l’intervento del podologo si sono accorti che serviva agire, e anche allora ci sono stati ritardi”.
L’ospedale ha attribuito parte delle criticità a un “problema di comunicazione”, che ha rallentato sia gli esami sia il trasferimento per cure specialistiche.
La posizione dell’ospedale e l’indagine interna
Il County Durham and Darlington NHS Foundation Trust ha espresso cordoglio:
“Offriamo le nostre più sincere condoglianze alla famiglia di Marianne Mortemore per la loro perdita”.
Ha poi aggiunto:
“Riconosciamo le preoccupazioni sollevate e trattiamo queste questioni con la massima serietà”.
L’ente ha annunciato che condividerà i risultati dell’indagine con il personale sanitario “per consentire una riflessione sull’impatto dei loro atteggiamenti e comportamenti”.
La battaglia legale e la richiesta di responsabilità
La famiglia è assistita dallo studio legale Slater and Gordon. L’avvocato John Lowther dichiara:
“Il livello di assistenza ricevuto da Marianne è stato pessimo: dalla somministrazione del farmaco sbagliato ai ritardi nel trattamento di una condizione potenzialmente letale, fino alla mancanza di comunicazione e compassione”.
E aggiunge:
“La famiglia è devastata e lavoreremo per ottenere responsabilità e per evitare che altri subiscano lo stesso”.