Demenza senile e Alzheimer: cosa sono, le differenze e perché non sono la stessa cosa

In Italia oltre un milione di persone vive con una forma di demenza, ma molti familiari, al momento della diagnosi, usano “demenza” e “Alzheimer” come se indicassero la stessa condizione. Non è così. La demenza è un termine generale che descrive una vasta gamma di sintomi associati al declino della memoria o di altre abilità cognitive, sufficientemente grave da ridurre la capacità di svolgere le attività quotidiane. Il morbo di Alzheimer rappresenta il 60-80% dei casi. Capire questa distinzione — già dal momento della diagnosi — cambia il percorso di cura, la scelta dei farmaci e le aspettative sull’andamento della malattia.

Cosa significa davvero “demenza”

La parola “demenza” non indica una malattia specifica. Per demenza si intende genericamente una condizione di disfunzione cronica e progressiva delle funzioni cerebrali che porta a un declino delle facoltà cognitive della persona. Nella definizione generica di “demenza” rientrano diverse malattie, alcune classificabili come demenze “primarie”, come la malattia di Alzheimer, la demenza con i corpi di Lewy, la demenza frontotemporale, e altre invece definite “secondarie”, in quanto conseguenza di altre condizioni.

La demenza, quindi, funziona come una categoria diagnostica, non come una diagnosi in sé. È paragonabile al termine “febbre”: descrive un sintomo o un insieme di sintomi, non la loro causa. Per avere una diagnosi vera e propria, occorre stabilire quale malattia specifica stia generando quel declino cognitivo.

Le forme di demenza più frequenti sono rappresentate dalla demenza di Alzheimer, che costituisce oltre il 60% delle forme di demenza, e dalla demenza vascolare. Altre demenze di origine degenerativa sono in ordine di frequenza la demenza a corpi di Lewy e la demenza frontotemporale.

L’espressione “demenza senile”, molto usata nel linguaggio comune, è considerata clinicamente imprecisa. La demenza è spesso definita erroneamente “senilità” o “demenza senile”, il che riflette la convinzione, un tempo molto diffusa ma errata, che un grave declino mentale rappresenti una caratteristica normale dell’invecchiamento. Il declino cognitivo grave non è fisiologico: è sempre il segnale di una patologia in atto, indipendentemente dall’età della persona.

Cos’è l’Alzheimer — e come si distingue

La malattia di Alzheimer causa un progressivo deterioramento cognitivo ed è caratterizzata dai depositi di beta-amiloide e dai grovigli neurofibrillari nella corteccia cerebrale e nella sostanza grigia sottocorticale. In parole semplici: nel cervello di chi ha l’Alzheimer si accumulano due tipi di proteine anomale — la beta-amiloide, che forma placche tra i neuroni, e la proteina tau, che forma intrecci all’interno delle cellule nervose. Questi accumuli danneggiano progressivamente le cellule cerebrali, inizialmente nelle zone legate alla memoria, poi nelle aree che controllano il linguaggio, il ragionamento e il comportamento.

Ciò che distingue l’Alzheimer dalle altre demenze non è solo la causa biologica, ma anche il profilo dei sintomi. La memoria recente viene normalmente colpita più pesantemente di altre funzioni mentali. I sintomi si sviluppano gradatamente, quindi per un certo periodo molte persone continuano ad avere gli stessi interessi che avevano prima dell’insorgenza della malattia. Dimenticare cosa si è mangiato a pranzo, ma ricordare perfettamente fatti di trent’anni fa: questo schema, nelle fasi iniziali, è quasi caratteristico dell’Alzheimer.

Alzheimer vs altre forme di demenza

Forma di demenzaFrequenzaCaratteristica principalePrimo sintomo tipicoTrattamento disponibile
Alzheimer60-80% dei casiAccumulo di beta-amiloide e tau nel cervelloPerdita di memoria recenteFarmaci sintomatici (inibitori colinesterasi, memantina)
Demenza vascolare15-20% dei casiDanno ai vasi sanguigni cerebrali (es. ictus)Deficit di pianificazione e attenzione, non sempre di memoriaControllo fattori cardiovascolari
Demenza a corpi di Lewy10-20% dei casiDepositi proteici (corpi di Lewy) nei neuroniAllucinazioni visive, disturbi del movimento, fluttuazioni cognitiveSolo sintomatico
Demenza frontotemporaleSeconda causa sotto i 65 anniDegenerazione lobi frontali e temporaliCambiamenti di personalità e comportamento, non di memoriaSolo sintomatico
Demenza mistaFrequente, spesso non riconosciutaPiù cause sovrapposte (es. Alzheimer + vascolare)VariabileDipende dalle componenti presenti

Fonte: ISS – Osservatorio Demenze / Azienda USL Bologna – Linee guida europee sulla demenza

Le altre demenze: un quadro che le famiglie spesso non conoscono

Dire a una famiglia che il proprio caro “ha la demenza” senza specificarne la causa è come dire “ha una malattia polmonare” senza distinguere tra asma, polmonite o tumore. Le implicazioni sono profondamente diverse.

La demenza vascolare, seconda per frequenza, è sostenuta da malattie sistemiche responsabili di danno vascolare quali ipertensione, diabete mellito, dislipidemia, cardiopatie e tabagismo. A differenza dell’Alzheimer, dove il declino è graduale, nella demenza vascolare i peggioramenti possono essere bruschi e coincidere con mini-ictus, seguiti da periodi di stabilità relativa. Il trattamento si concentra sulla prevenzione cardiovascolare: tenere sotto controllo la pressione arteriosa e il diabete può effettivamente rallentare la progressione.

La demenza a corpi di Lewy ha caratteristiche che la rendono spesso confondibile con l’Alzheimer, ma con alcune differenze importanti. I primi sintomi si manifestano solitamente dopo i 60 anni, con cambiamenti nel pensiero e nella capacità di ragionare, confusione e attenzione estremamente fluttuante, che varia significativamente nell’arco della giornata. Diversamente dalla malattia di Alzheimer, all’inizio la memoria è ancora ben conservata. Le allucinazioni visive in fase precoce — vedere persone o animali che non ci sono — sono un segnale diagnostico rilevante per questa forma.

La demenza frontotemporale colpisce prevalentemente persone under 65 e, come seconda causa di demenza nelle persone di età inferiore ai 65 anni, si caratterizza per alterazioni progressive delle funzioni esecutive, del linguaggio, del comportamento e della personalità, mimando per questo diverse malattie psichiatriche. Un anziano che improvvisamente diventa disinibito, dice cose fuori luogo o mostra comportamenti socialmente inappropriati potrebbe non avere l’Alzheimer: potrebbe avere questa forma di demenza, che richiede un approccio diagnostico e gestionale diverso.

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Demenza mista: quando le cause si sovrappongono

La distinzione netta tra un tipo di demenza e l’altro non è sempre possibile nella realtà clinica. La demenza mista è caratterizzata dalla presenza simultanea nel cervello di anomalie distintive di diversi tipi di demenza. Nella forma più comune, i depositi di proteine anomali associati alla malattia di Alzheimer sono presenti insieme ad alterazioni dei vasi sanguigni tipici della demenza vascolare. Centro Alzheimer

Studi recenti suggeriscono che questa sovrapposizione sia più frequente di quanto si pensasse in passato, soprattutto nelle persone molto anziane. Dal punto di vista pratico, la demenza mista richiede un approccio terapeutico che tenga conto di entrambe le componenti: sia il versante neurodegenerativo, sia quello vascolare.

Come si arriva alla diagnosi giusta

La diagnosi di demenza è fondata sull’esame clinico e su test neuropsicologici approfonditi che valutano le funzioni cognitive come la memoria, l’attenzione, il linguaggio, le funzioni visuospaziali ed esecutive. La diagnosi viene formulata sulla base di criteri diagnostici internazionali quali quelli del National Institute on Aging and Alzheimer’s Association (NIA-AA) e i criteri del DSM-5-TR.

A questi si aggiungono esami strumentali: risonanza magnetica o TAC cerebrale per escludere altre cause — tumori, idrocefalo, patologia vascolare — e, nei casi più complessi, la PET cerebrale o l’analisi del liquor cerebrospinale per la ricerca dei biomarcatori specifici dell’Alzheimer (beta-amiloide e tau). In Italia il percorso diagnostico passa attraverso i Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD), accessibili su indicazione del medico di base.

Una precisazione che riguarda molte famiglie: l’80% della popolazione generale crede erroneamente che la demenza sia una parte inevitabile del processo di invecchiamento, piuttosto che una condizione medica. Questa convinzione ritarda il momento in cui ci si rivolge a un medico, privando il paziente delle possibilità terapeutiche disponibili nelle fasi più precoci.

Perché la distinzione fa la differenza nella pratica

Sapere che una persona ha una demenza di tipo vascolare — e non l’Alzheimer — cambia tutto: cambia la terapia farmacologica, cambia la prevenzione delle recidive, cambia la valutazione prognostica. Un paziente con demenza vascolare che smette di fumare, assume antipertensivi e gestisce bene il diabete può rallentare significativamente il peggioramento. Un paziente con demenza a corpi di Lewy non può ricevere alcuni antipsicotici che vengono usati nell’Alzheimer, perché potrebbero peggiorare gravemente il suo stato.

Secondo l’Osservatorio delle Demenze coordinato dall’ISS, sono circa 1.100.000 le persone che in Italia soffrono di demenza, e circa 3 milioni sono i caregiver direttamente o indirettamente coinvolti nei percorsi assistenziali. Tre milioni di persone che assistono un familiare malato: per ognuna di loro, capire con quale forma specifica di demenza hanno a che fare non è una sottigliezza accademica. È la base da cui parte ogni decisione pratica — medica, familiare, assistenziale.

La “demenza senile” è una diagnosi medica riconosciuta?

No. “Demenza senile” è un’espressione popolare ormai considerata clinicamente obsoleta. La medicina non la usa come diagnosi perché il declino cognitivo grave non è una conseguenza fisiologica dell’invecchiamento, ma il segnale di una patologia specifica in corso. Il medico specialista identifica sempre la causa precisa — Alzheimer, demenza vascolare, corpi di Lewy o altre forme — che determina il trattamento adatto.

Chi può avere la demenza? Riguarda solo gli anziani?

No. Sebbene il rischio aumenti con l’età, la demenza può insorgere anche tra i 45 e i 64 anni. In questi casi si parla di “demenza ad esordio precoce”. La demenza frontotemporale, ad esempio, è la seconda causa più comune di demenza in persone sotto i 65 anni. Il fattore di rischio principale resta l’età, ma non l’unico.

La demenza vascolare si può prevenire?

In parte sì. A differenza dell’Alzheimer, la demenza vascolare ha cause in larga misura controllabili: ipertensione, diabete, colesterolo alto, fumo e fibrillazione atriale sono tutti fattori di rischio modificabili. Tenerli sotto controllo — preferibilmente a partire dalla mezza età — riduce il rischio di danno cerebrale vascolare e può rallentare la progressione del declino cognitivo già in atto.

Alzheimer e demenza a corpi di Lewy si possono confondere?

Sì, spesso accade. I sintomi si sovrappongono in parte, ma ci sono differenze rilevanti: nella demenza a corpi di Lewy la memoria iniziale è più conservata, mentre compaiono precocemente allucinazioni visive, fluttuazioni dell’attenzione e sintomi simili al Parkinson. La distinzione è importante anche farmacologicamente: alcuni antipsicotici usati nell’Alzheimer sono controindicati nei pazienti con corpi di Lewy perché possono peggiorare gravemente i sintomi motori.

Cosa succede se si riceve la diagnosi di “demenza” senza sapere di quale tipo?

Senza una diagnosi specifica, il trattamento rimane generico e potenzialmente inadeguato. Ogni forma di demenza ha un profilo diverso e richiede approcci terapeutici specifici. La diagnosi differenziale — cioè l’identificazione precisa della causa — va sempre completata presso un Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD), a cui si accede tramite il proprio medico di base.

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