Cistite, polmonite e carie: il legame con la demenza che pochi conoscono
Uno studio su oltre 300mila persone collega infezioni comuni come cistite e polmonite a un aumento del rischio di demenza entro 6 anni.
Le infezioni comuni come cistite, polmonite e carie potrebbero aumentare il rischio di sviluppare demenza nei sei anni successivi. È quanto emerge da uno studio condotto su centinaia di migliaia di persone in Finlandia, che ha analizzato dati sanitari su larga scala. Il risultato introduce un elemento concreto: il rischio di demenza potrebbe essere in parte modificabile attraverso la prevenzione delle infezioni.
Indice dell'articolo
- 1 Lo studio: oltre 300mila persone analizzate
- 2 Le infezioni che aumentano il rischio
- 3 Il ruolo dell’infiammazione nel cervello
- 4 Demenza precoce: rischio raddoppiato con alcune infezioni
- 5 Causa o correlazione? Il nodo ancora aperto
- 6 Prevenzione: cosa cambia nella pratica
- 7 Il ruolo dei vaccini
- 8 Impatto sanitario e prospettive
Lo studio: oltre 300mila persone analizzate
La ricerca, guidata da Pyry Sipilä dell’Università di Helsinki, ha esaminato i dati sanitari di 62.555 persone sopra i 65 anni a cui è stata diagnosticata demenza tra il 2017 e il 2020. Questi soggetti sono stati confrontati con 312.772 individui senza demenza, selezionati con caratteristiche simili per età, sesso, livello di istruzione e stato civile.
I ricercatori hanno analizzato due decenni di cartelle cliniche, tracciando ricoveri e diagnosi precedenti. L’obiettivo era isolare fattori specifici collegati allo sviluppo della demenza, escludendo condizioni già note come il diabete.
Le infezioni che aumentano il rischio
Lo studio ha identificato 29 condizioni associate a un aumento di almeno il 20% del rischio di demenza entro cinque-sei anni. La maggior parte riguarda patologie non infettive, in particolare quelle che coinvolgono cuore e cervello.
Tuttavia, due categorie di infezioni emergono con un peso rilevante:
- cistite (infezione urinaria di origine batterica)
- infezioni batteriche senza sede specifica
Analisi successive mostrano che gran parte dell’aumento del rischio è legato proprio a queste infezioni, più che alle altre condizioni individuate.
Il ruolo dell’infiammazione nel cervello
Il legame tra infezioni e demenza passa attraverso l’infiammazione. Si tratta di una risposta naturale del sistema immunitario, ma può avere effetti collaterali sul cervello.
Secondo Sipilä, l’infiammazione può alterare il sistema circolatorio, favorendo microemorragie o il passaggio di tossine attraverso la barriera emato-encefalica.
Questo meccanismo è già noto in patologie come l’Alzheimer, dove l’infiammazione gioca un ruolo centrale.
Demenza precoce: rischio raddoppiato con alcune infezioni
Una parte dello studio si è concentrata sulla demenza a esordio precoce, cioè prima dei 65 anni.
I fattori di rischio più forti risultano:
- malattia di Parkinson
- traumi cranici
Accanto a questi, però, emergono anche diverse infezioni che possono raddoppiare il rischio:
- gastroenterite
- colite infettiva o non specificata
- polmonite
- carie dentali
- infezioni batteriche non specificate
Non è ancora chiaro perché alcune infezioni siano collegate alla demenza precoce e altre a quella tardiva. I ricercatori sottolineano che le cause e la predisposizione genetica differiscono tra le due forme.
Causa o correlazione? Il nodo ancora aperto
Nonostante la solidità dei dati, resta un punto chiave: il rapporto tra infezioni e demenza non è ancora dimostrato come causale.
Sipilä chiarisce la necessità di ulteriori studi:
“Idealmente, studi di intervento dovrebbero verificare se una migliore prevenzione delle infezioni aiuta a ridurre l’insorgenza della demenza o a ritardarla”.
Gill Livingston dell’University College London ritiene però plausibile un rapporto diretto:
“Questo studio di alta qualità, in linea con altre evidenze, la tempistica e la plausibilità biologica rendono più probabile un rapporto causa-effetto”.
Prevenzione: cosa cambia nella pratica
Il dato operativo riguarda la prevenzione. Evitare o trattare rapidamente le infezioni può diventare una leva concreta per ridurre il rischio di demenza.
Kuan-Ching Wu di Emory University sottolinea:
“Suggerisce che il rischio di demenza potrebbe essere in parte modificabile”.
Nel caso della cistite, le indicazioni pratiche includono:
- idratazione adeguata
- corretta gestione dell’incontinenza
- diagnosi tempestiva
Wu evidenzia anche un problema clinico: negli anziani le infezioni urinarie spesso si manifestano con sintomi atipici, come confusione o delirium, e vengono diagnosticate in ritardo.
Il ruolo dei vaccini
Un altro elemento rilevante riguarda la prevenzione vaccinale. Crescono le evidenze che vaccini contro infezioni come influenza e herpes zoster possano ridurre il rischio di demenza.
Questo rafforza l’idea che la gestione delle infezioni non sia solo un tema acuto, ma anche preventivo sul lungo periodo.
Impatto sanitario e prospettive
La ricerca apre una prospettiva concreta: la demenza non è solo una condizione legata all’età o alla genetica, ma può essere influenzata da fattori prevenibili.
L’impatto potenziale è rilevante, considerando l’invecchiamento della popolazione europea e l’aumento dei casi di demenza nei prossimi anni.
Non è ancora dimostrato. Lo studio evidenzia una forte associazione, ma non una relazione causale definitiva.
Cistite, infezioni batteriche generiche, polmonite e alcune infezioni intestinali risultano associate a un aumento del rischio.
In media tra cinque e sei anni, secondo i dati analizzati.
Sì, alcune evidenze indicano che la prevenzione delle infezioni può ridurre il rischio di demenza.