Covid-19, variante sudafricana infetta anche chi è protetto

La variante sudafricana del Sars-Cov-2 sarebbe in grado di infettare anche alcune delle persone che hanno già gli anticorpi per le 'versioni' precedenti del virus.

La variante sudafricana del Sars-Cov-2 sarebbe in grado di infettare anche alcune delle persone che hanno già gli anticorpi per le ‘versioni’ precedenti del virus, e potrebbe quindi diminuire anche l’efficacia dei vaccini.

Lo afferma uno studio, ancora non pubblicato, del National Institute for Communicable Diseases sudafricano.

Nella ricerca, come riportato dall’Ansa, è stato usato il sangue di 44 persone che avevano avuto l’infezione prima della comparsa della variante, lo scorso settembre. Messo a contatto con il ‘nuovo’ virus in metà dei casi gli anticorpi non hanno funzionato affatto, mentre nell’altra metà la risposta e’ stata più debole di quanto atteso. Gli anticorpi più ‘forti’ sono risultati quelli di chi aveva avuto l’infezione più grave.

«Questi sono risultati di laboratorio, che devono essere confermati da studi sull’uomo – ha spiegato Penny Moore, che ha coordinato lo studio, alla Cnn -. Inoltre le analisi sugli anticorpi non rilevano la risposta delle cosiddette cellule T, che sono generate sia dalle infezioni che dalle vaccinazioni».

Anche se la risposta al vaccino dovesse essere indebolita – ha affermato David Montefiori, virologo della Duke University – l’impatto non dovrebbe essere significativo. «Per prima cosa i due vaccini autorizzati hanno una grande efficacia, del 95%, se anche si dovesse ridurre al 90, 80 o 70% sarebbe comunque molto alta. Inoltre la variante sudafricana sta diventando predominante in Sud Africa, ma è molto meno frequente negli altri 13 paesi dove è stata isolata».