Claudia e il suo tumore allo stomaco: “Cosa consiglio a chi si ammala di cancro”

Claudia Santangelo è la presidente dell'associazione Vivere senza stomaco. Ecco la sua storia e i suoi consigli.

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Claudia Santangelo è la presidente dell’associazione Vivere senza stomaco si può e la sua storia rappresenta un punto di riferimento per molte persone con il tumore allo stomaco e per i loro familiari.

Claudia, infatti, è stata colpita dal cancro, nonostante fosse stata sempre attenta a un’alimentazione sana ed equilibrata, amante dei cibi biologici ed astemia.

Tutto è iniziato il primo aprile del 2008 quando Claudia effettuò una gastroscopia in un ospedale dell’Emilia Romagna, da cui subito si capì il problema, confermato dall’esame istologico.

Claudia, come si legge sul sito Viveresenzastomaco.org, aveva i classici sintomi: Helicobacter Pylori, reflusso per il quale assumeva dei farmaci antiacidi, difficoltà a digerire. In soli otto giorni la sua vita è radicalmente cambiata: già l’8 aprile è stata operata con una gastroresezione totale. Il tumore è risultato essere in stadio iniziale, ma sei linfonodi erano già intaccati e quindi dopo due mesi ha iniziato dei cicli di chemioterapia, ben sei, detti Ecx, molto tossici e pesanti.

Quando ti ammali di tumore – ha evidenziato – pensi di non avere chance. Non conoscevo nessun sopravvissuto di tumore allo stomaco e non esisteva un’associazione dei pazienti. Ma quello che posso dire è che è stato un periodo davvero molto difficile, ma che ho affrontato circondata da un amore incredibile. Devo molto a mio marito, a mia figlia che all’epoca aveva 17 anni e con la quale ho fatto un patto di sincerità: le paure non gliele ho raccontate ma i fatti si. E poi alle mie amiche, che facevano i turni per non lasciarmi sola perché mio marito all’epoca ricopriva una carica pubblica a livello locale ed era spesso via per lavoro“.

Ho avuto momenti in cui ho creduto di non farcela più, di essere al capolinea – ha raccontato la donna – c’era un reparto di psiconcologia e per qualche mese ci sono andata. La mia famiglia, gli affetti, erano essenziali ma evidentemente avevo bisogno di un aiuto perché il dolore fisico era troppo forte da sopportare. Non riuscivo a vedere un futuro, avevo bisogno di una ‘fune’ che mi tirasse fuori, e sono riuscita a non assumere farmaci“.

Dopo la chemioterapia, Claudia ha dovuto convivere “con gli sbalzi glicemici, e io ho avuto abbassamenti di glicemia tali da essere rischiosi, la fatica legata al mal assorbimento non si vede ma non è facile da gestire. C’è poi la paura della recidiva. Quello che è importante davvero, però, è che torni alla vita con una consapevolezza maggiore di quello che la vita è. Le attribuisci un valore nettamente superiore. Aprire gli occhi al mattino e sapere di avere davanti una giornata nuova è un regalo per nulla scontato“.

L’associazione di cui Claudia è presidente è nata dapprima su Facebook, in un gruppo.

Se sono qui – ha concluso Claudia – devo rendere qualcosa a chi me lo ha consentito. Avrei potuto essere tra le 78 persone su 100 che non sopravvivono, dare una mano ad altri mi fa stare bene. Ti senti vulnerabile quando sei un paziente e avere dei riscontri e un appoggio è positivo“.

Infine, a chi sta affrontando la malattia, Claudia consiglia di iscriversi all’Associazione perché può aiutare ad avere informazioni sulle strutture dove ci sono i volumi di interventi maggiori e le unità multidisciplinari per una presa in carico globale.

Poi di “non vergognarsi a chiedere aiuto. Un pari o uno psiconcologo può tenderti la mano e farti vedere il tuo domani non così nero come te lo rappresenti: questo dà la forza di combattere“. Infine, bisogna “credere molto nell’importanza degli affetti: qualsiasi amore riempie il cuore di calore. Anche ad esempio quello del mio cane Max, che è stato essenziale“.