Citrobacter, il batterio killer che ha ucciso 4 neonati a Verona

Una storia che ha inizio ed un'amara fine nell'Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento: il Citrobacter ha continuato a colpire.

Una storia che ha inizio ed un’amara fine nell’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento: il Citrobacter ha continuato a colpire.

Era l’acqua del biberon ad essere contaminata da questo batterio killer appartenente alla famiglia degli Enterobacteriaceae che ha portato alla morte 4 neonati. Perché è così letale? Un excursus dai primi studi condotti nel 1932 per comprendere l’identikit del batterio resistente.

Citrobacter, quello che c’è da sapere

Quella di Verona è una vicenda che si ripete, il suo esordio risale al novembre 2018, come riportato nella relazione della Commissione istituita dalla Regione Veneto, segnando da lì in poi la vita di 9 neonati: 4 deceduti e 5 con gravi lesioni cerebrali.

Una serie di eventi causati dalla contaminazione da Citrobacter koseri dell’acqua del rubinetto.

Risale al 1932 la descrizione dei batteri Citrobacter appartenenti alla famiglia Enterobacteriaceae.

Nonostante ad oggi non si conosca ancora molto è visibile la potenzialità letale.

Spesso il Citrobacter è responsabile delle infezioni urinarie in quanto il comportamento è quello di un “patogeno opportunista” (determinano la malattia solo negli organismi con un sistema immunitario compromesso), solo in rari casi possono causare sepsi infantili e meningite.

Il Citrobacter, quindi, può essere causa d’infezioni nosocomiali (dette anche ospedaliere) proprio per la facilità per il batterio di “approfittare” della debolezza dell’organismo che lo ospiterà.

Secondo lo studio pubbicato sul sito Cordis Europa infatti “i bambini appena nati sono soggetti ad infezioni poiché il loro sistema immunitario non è ancora pienamente maturo. […] Le cellule B neonatali producevano le immunoglobuline IgM di base e non erano in grado di commutare classe anticorpale, una proprietà di cui sono dotate le cellule B mature.”, quelle riportate sono delle informazioni fondamentali per attuare tutti i comportamenti preventivi per la salvaguardia della salute dei neonati”.

Secondo i dati dell’EpiCentro dell’Istituto Superiore di Sanità, infatti, il 5% dei pazienti contrae un’infezione durante il ricovero, incidenza che varia tanto in base a differenti varianti tra cui le misure di controllo adottate dall’ospedale.

Non è il contesto adatto a definire se nell’Ospedale di Verona erano state adottate tutte le misure di contenimento, quello che si vuole continuare ad indagare sono le ripercussioni che il Citrobacter ha sulla vita di un neonato.

Citrobacter e antibiotico-resistenza

Sepsi infantili, mengiti e altri problemi a carico del sistema nervoso centrale causati specificatamente dal Citrobacter koseri possono essere fatali.

Tutto ha inizio tra il I e il 42esimo giorno di vita, momento in cui si sviluppano i sintomi più comuni: instabilità termica, irritabilità, convulsioni, ittero, vomito e letargia.

La trasmissione può essere verticale, da madre a figlio, o da persona a persona, come sottolineato dal sito microbiologiaitalia.it.

In caso di sepsi infantile (infezione invasiva) che si manifesta durante il periodo natale, i sintomi visibili sono:

  • Ridotta attività spontanea.
  • Difficoltà respiratoria.
  • Vomito.
  • Diarrea.
  • Distensione addominale.
  • Irritabilità.
  • Convulsioni.
  • Ittero.
  • Apnea.
  • Bradicardia.
  • Instabilità della temperatura.

Il trattamento iniziale sarà con l’utilizzo di antibiotici.

Nel caso di meningite batterica, i sintomi caratteristici in età pediatrica sono:

  • Febbre alta.
  • Dolore al collo o rigidità.
  • Mal di testa.
  • Vomito.
  • Sonnolenza.
  • Convulsioni.
  • Fontanella anteriore rigonfia nei lattanti.

Anche in questo caso specifico spesso il trattamento d’elezione è di tipo antibiotico per il tipo di germe responsabile.

Si è ritenuto opportuno porre l’accento sul tipo di trattamento per continuare ad indagare il Citrobacter.

Questo presenta una caratteristica peculiare: l’antibiotico-resistenza, ovvero il batterio diventa resistente all’attività di un farmaco antibiotico compromettendo l’approccio terapeutico e curativo. Risulta difficile intervenire.

Nel caso specifico del Citrobacter Koseri, l’unico antibiotico che mostra avere effetti positivi è la colistina, come riportato sul sito microbiologiaitalia.it.

Ad ogni modo, questo batterio provoca la morte di circa un terzo dei neonati con ascessi e la metà riporta dei seri problemi a carico del sistema nervoso centrale.

Risulta importante conoscere e prevenire ogni situazione clinica importante causata dal Citrobacter così da proteggere i nascituri e attuare delle sorveglianze mirate all’interno degli ambienti ospedalieri.