Chi soffre di demenza se ne accorge? Cosa dice la medicina
Chi soffre di demenza si accorge dei primi segnali? Ecco cosa succede nelle diverse fasi della malattia, tra storia, scienza e testimonianze.
È una delle domande più difficili e più umane che esistano: chi soffre di demenza se ne accorge?
La risposta, scomoda ma onesta, è questa: dipende dalla fase della malattia. La storia della medicina, dai testi ottocenteschi fino alle neuroscienze moderne, è concorde su un punto chiave: la consapevolezza non scompare all’improvviso, ma si consuma lentamente.
Indice dell'articolo
- 1 Una domanda antica quanto la medicina
- 2 La risposta breve: sì, all’inizio. No, col tempo
- 3 Anosognosia: quando il cervello non riconosce la malattia
- 4 Perché chi soffre di demenza può sembrare “inconsapevole”
- 5 La sofferenza psicologica
- 6 L’angolo dello storico
- 7 Cosa devono sapere i familiari
- 8 FAQ
- 9 Consiglio
Una domanda antica quanto la medicina
Già nei trattati di medicina del XIX secolo, quando si parlava di “decadimento senile” o “demenza precoce”, i medici descrivevano pazienti che si rendevano conto di “perdere qualcosa”, senza riuscire a spiegare cosa.
La demenza non nasce come una frattura improvvisa dell’identità. È, piuttosto, un’erosione lenta della memoria, del giudizio e della percezione di sé.
La risposta breve: sì, all’inizio. No, col tempo
Nelle fasi iniziali
Molte persone:
- si accorgono di dimenticare più spesso
- notano difficoltà nel trovare le parole
- percepiscono un rallentamento mentale
- provano ansia, vergogna o paura
In questa fase è frequente sentire frasi come:
“Non sono più quello di prima”
“Qualcosa non va, ma non so cosa”
La consapevolezza c’è. Ed è spesso dolorosa.
Nelle fasi intermedie
La situazione cambia. La persona:
- riconosce meno i propri errori
- tende a minimizzare o giustificare
- può irritarsi se qualcuno le fa notare le difficoltà
Qui entra in gioco un meccanismo noto anche alla filosofia antica: la mente si protegge dalla sofferenza negando ciò che non riesce più a comprendere.
Nelle fasi avanzate
La consapevolezza della malattia si perde quasi del tutto.
La persona vive nel presente, spesso in modo frammentato. Non “si accorge” di avere una demenza perché manca lo strumento mentale per farlo.
Anosognosia: quando il cervello non riconosce la malattia
La medicina moderna chiama questo fenomeno anosognosia:
non è negazione volontaria, è incapacità neurologica di riconoscere il deficit.
Storicamente, questo concetto è stato compreso solo nel Novecento, ma era già osservato empiricamente: il paziente non mente, non finge: semplicemente non può sapere.
Perché chi soffre di demenza può sembrare “inconsapevole”
Per tre motivi principali:
- La memoria recente è compromessa: anche se si accorge di qualcosa, lo dimentica poco dopo
- Il giudizio critico si riduce
- Il cervello non integra più correttamente le informazioni su sé stesso
Questo spiega perché spesso sono i familiari ad accorgersi per primi del problema, non chi lo vive.
La sofferenza psicologica
C’è un aspetto raramente raccontato: nelle fasi iniziali, la consapevolezza può aumentare la sofferenza psicologica. Ansia e depressione sono più frequenti proprio quando la persona capisce che qualcosa sta cambiando, ma non riesce a fermarlo.

L’angolo dello storico
La storia insegna che le società che hanno ignorato la demenza l’hanno interpretata come follia, colpa o punizione. Oggi sappiamo che è una malattia del cervello, non della volontà. Ma la domanda sulla consapevolezza resta centrale perché tocca l’identità umana: sapere chi siamo mentre stiamo cambiando.
Cosa devono sapere i familiari
- Non forzare la consapevolezza nelle fasi avanzate
- Non correggere ossessivamente
- Ascoltare di più nelle fasi iniziali
- Accompagnare, non smascherare
La storia dell’assistenza insegna che la dignità viene prima della verità nuda.
FAQ
Chi soffre di demenza sa di essere malato?
Spesso sì nelle fasi iniziali, quasi mai in quelle avanzate.
La negazione è volontaria?
No. Nella maggior parte dei casi è un effetto neurologico.
Perché alcuni si arrabbiano se vengono corretti?
Perché percepiscono una minaccia alla propria identità.
È giusto dire sempre la verità al paziente?
Dipende dalla fase. La storia clinica suggerisce prudenza e umanità.
La consapevolezza peggiora la sofferenza?
Spesso sì, soprattutto all’inizio.
Consiglio
Orologio digitale giorno–data–ora per persone con demenza
Un orologio digitale con indicazione chiara di giorno, data e momento della giornata è uno degli strumenti più consigliati da geriatri e caregiver per ridurre disorientamento e ansia nelle persone con demenza lieve o moderata.
Perché è utile
- aiuta a orientarsi nel tempo
- riduce domande ripetitive (“che giorno è?”, “che ora è?”)
- migliora il senso di sicurezza domestica
- non richiede competenze tecnologiche
Caratteristiche consigliate
- display grande e ad alto contrasto
- indicazione esplicita: mattina / pomeriggio / sera / notte
- alimentazione elettrica + batteria tampone
- assenza di funzioni complesse