Cade dalla barella durante un ricovero e muore: chiesto un maxi risarcimento

⚕️ AVVISO MEDICO Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun modo la consulenza legale o medica professionale. Per qualsiasi questione relativa a responsabilità sanitaria o tutela dei diritti del paziente, rivolgersi a un avvocato specializzato o alle associazioni di tutela dei consumatori in ambito sanitario.

Cadde dalla barella e morì in ospedale: il caso di Agrigento e cosa prevede la legge per i pazienti

Una donna morì dopo essere caduta dalla barella durante il ricovero all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. I fatti risalgono al maggio 2020, quando la paziente, colpita da una grave insufficienza respiratoria, fu trasportata d’urgenza dal 118. Erano passati pochi minuti dall’arrivo in pronto soccorso quando si verificò la caduta che, secondo i familiari, non fu una fatalità ma la conseguenza di un’assistenza inadeguata.

A distanza di quasi due anni dall’avvio dell’azione legale, i parenti della donna hanno formalizzato una richiesta di risarcimento pari a 1.369.782 euro nei confronti dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento. L’istanza, depositata nell’ottobre 2022, punta a ottenere il riconoscimento della responsabilità civile dell’ente sanitario. Entro la fine di aprile 2026, il Tribunale di Agrigento darà avvio al giudizio di merito: sarà il giudice a stabilire se quella caduta fu una tragica coincidenza o il risultato di condotte che potevano e dovevano essere evitate.

Il caso porta in primo piano un tema che la letteratura clinica internazionale studia da decenni: le cadute dei pazienti in ospedale sono tra gli eventi avversi più frequenti e, in larga parte, prevenibili. Capire cosa sono, come vengono gestiti e quali strumenti di tutela esistono in Italia è utile per chiunque si trovi — o si trovi a fare da caregiver — in un contesto di ricovero.

Cosa si intende per “evento avverso” in ambito ospedaliero

Il termine “evento avverso” indica qualsiasi accadimento non intenzionale che causa un danno al paziente durante le cure sanitarie, non riconducibile all’evoluzione naturale della malattia. Le cadute in corsia rientrano tra gli eventi avversi più documentati: il Ministero della Salute italiano le include nelle schede di monitoraggio degli incidenti ospedalieri nell’ambito del Sistema Nazionale di Riferimento per la Sicurezza dei Pazienti.

Le condizioni che aumentano il rischio di caduta in un contesto ospedaliero sono note: sedazione, stato confusionale, debolezza muscolare, affezioni cardiorespiratorie acute — come quella che aveva colpito la donna di Agrigento — che compromettono la capacità del paziente di mantenere la posizione. I protocolli di sicurezza prevedono valutazioni standardizzate del rischio di caduta all’ingresso in reparto e durante il ricovero, con misure di contenzione sicura, sponde sulla barella e sorveglianza attiva nei pazienti a rischio elevato.

La Legge Gelli-Bianco: cosa cambia per i pazienti che subiscono un danno

In Italia il quadro normativo sulla responsabilità sanitaria è stato ridisegnato dalla Legge 8 marzo 2017, n. 24, nota come Legge Gelli-Bianco. Prima di questa riforma, i procedimenti per presunta malpractice si intrecciavano spesso in modo caotico tra responsabilità civile e penale, con esiti imprevedibili per i pazienti e oneri assicurativi insostenibili per le strutture. La legge ha introdotto alcune distinzioni rilevanti.

La struttura sanitaria — pubblica o privata — risponde sempre con responsabilità contrattuale verso il paziente, indipendentemente dal comportamento del singolo operatore. Il medico, invece, risponde penalmente solo in caso di dolo o colpa grave, non per imperizia se ha seguito le linee guida riconosciute. Per il risarcimento civile, il paziente o i suoi eredi devono dimostrare il nesso causale tra la condotta dei sanitari e il danno subìto.

Nel caso di Agrigento, dopo gli accertamenti tecnici preliminari e un tentativo di conciliazione tra le parti, senza esito, il caso entra ora nella fase decisiva: entro la fine di aprile prenderà il via il giudizio di merito, che dovrà stabilire se la caduta dalla barella sia stata una tragica fatalità oppure la conseguenza diretta di una responsabilità sanitaria. LaRampa

La posizione delle due parti: accuse e difesa a confronto

Secondo i parenti, la morte della donna sarebbe stata causata da omissioni e negligenze del personale sanitario, che avrebbero avuto un ruolo determinante nella tragedia. Per questo i familiari si sono rivolti al tribunale di Agrigento, chiedendo di accertare la responsabilità dell’azienda sanitaria e di condannarla al pagamento della somma richiesta.

L’ASP di Agrigento respinge le accuse e ha incaricato un legale per difendere l’operato dei medici e degli operatori coinvolti, sostenendo che la richiesta degli eredi sia priva di fondamento. La distanza tra le due posizioni è netta e, allo stato attuale, nessuna delle due versioni ha trovato conferma giudiziaria. Il giudizio di merito servirà esattamente a questo: raccogliere le prove, valutare le perizie tecniche già effettuate nella fase preliminare e assegnare o escludere le responsabilità. Fino a quel momento — e lo si dice per correttezza informativa verso il lettore — nessun addebito è stato accertato nei confronti del personale sanitario dell’ospedale agrigentino.

Cosa può fare un paziente o un familiare in caso di sospetto evento avverso

Conoscere le opzioni disponibili è il primo passo concreto. In Italia, chi ritiene di aver subìto un danno durante un ricovero ospedaliero può seguire un percorso articolato in più fasi, non necessariamente tutte giudiziarie.

Il primo interlocutore è l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) della struttura sanitaria, dove è possibile presentare un reclamo formale e richiedere la cartella clinica completa — un diritto garantito per legge entro 30 giorni dalla richiesta. La cartella clinica è il documento su cui si costruisce qualsiasi valutazione successiva.

Se il reclamo non porta a risposte soddisfacenti, si può attivare una consulenza medico-legale privata per valutare se esistano gli elementi per procedere. La Legge Gelli-Bianco prevede obbligatoriamente un tentativo di conciliazione stragiudiziale prima di poter adire il tribunale civile: una fase che nel caso di Agrigento si è già conclusa senza accordo tra le parti.

In parallelo, è possibile presentare un esposto all’Ordine dei Medici competente per territorio per segnalare eventuali violazioni deontologiche, oppure rivolgersi alle associazioni di tutela dei pazienti attive a livello nazionale e regionale.

I tempi del procedimento: perché si aspetta così a lungo

La vicenda di Agrigento mette in luce un aspetto che spesso sfugge al dibattito pubblico sulla sanità: la distanza temporale tra un evento e il suo giudizio definitivo. I familiari della donna hanno avanzato la richiesta di risarcimento danni dall’ottobre del 2022 — già due anni dopo la morte. Il giudizio di merito inizia nel 2026. Tra l’evento (maggio 2020) e la sentenza di primo grado potrebbero trascorrere sette o più anni, con i gradi di giudizio successivi potenzialmente a seguire.

I tempi della giustizia civile in Italia in materia di responsabilità sanitaria sono strutturalmente lunghi per ragioni tecniche: la necessità di perizie medico-legali, la complessità della documentazione clinica, il carico dei tribunali. La Legge Gelli-Bianco ha introdotto il tentativo obbligatorio di mediazione proprio per alleggerire il contenzioso giudiziario, ma quando le parti non trovano accordo — come in questo caso — il tribunale diventa l’unica via.

Per le famiglie che si trovano in questa situazione, la lunghezza del procedimento è un peso aggiuntivo che si somma al lutto. Conoscere i tempi realistici del percorso giudiziario è parte dell’informazione che un paziente informato ha il diritto di avere.

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Cos’è la Legge Gelli-Bianco e come tutela il paziente?

La Legge 24/2017 (Gelli-Bianco) ha ridisegnato la responsabilità sanitaria in Italia. Stabilisce che la struttura ospedaliera risponde sempre contrattualmente verso il paziente per i danni subìti durante le cure. Introduce l’obbligo di tentativo di mediazione prima del giudizio e impone alle strutture l’obbligo assicurativo. Prevede anche la trasparenza sui risarcimenti liquidati.

Come si richiede la cartella clinica di un paziente deceduto?

Gli eredi legittimi e i soggetti indicati dal paziente hanno diritto ad accedere alla cartella clinica. La richiesta va presentata all’URP della struttura sanitaria. La legge prevede una risposta entro 30 giorni. La cartella è il documento fondamentale per qualsiasi valutazione medico-legale successiva a un evento avverso o a un decesso in ospedale.

Cosa si intende per “tentativo di conciliazione” obbligatorio in ambito sanitario?

Prima di portare una causa di responsabilità sanitaria davanti al giudice civile, la Legge Gelli-Bianco impone alle parti di tentare una mediazione stragiudiziale. Se le parti non raggiungono un accordo — come avvenuto nel caso di Agrigento — il procedimento prosegue davanti al tribunale competente per territorio.

Le cadute in ospedale sono eventi prevenibili?

Sì, secondo la letteratura clinica e le linee guida del Ministero della Salute italiano, le cadute dei pazienti in corsia sono classificate come eventi avversi prevenibili. Esistono scale di valutazione standardizzate del rischio di caduta (come la scala di Morse) che le strutture devono applicare all’ingresso di ogni paziente, con protocolli specifici per chi presenta rischio elevato.

In quanto tempo si conclude un procedimento civile per responsabilità sanitaria in Italia?

I tempi medi sono lunghi: tra la presentazione del reclamo, la fase di accertamento tecnico, la mediazione obbligatoria e il giudizio di merito, possono trascorrere diversi anni. Il caso di Agrigento — evento nel maggio 2020, giudizio di merito previsto ad aprile 2026 — illustra una tempistica che in Italia non è eccezionale. I gradi di giudizio successivi (appello, eventuale Cassazione) possono prolungare ulteriormente i tempi.

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