Cancro, svolta nella sperimentazione: tumori scomparsi in 15 pazienti trattati con un farmaco
Studio internazionale su amivantamab: tumori ridotti o scomparsi in 43 pazienti su 102. Risultati presentati al congresso ASCO di Chicago.
Una sperimentazione internazionale condotta in 11 Paesi apre nuove prospettive nella lotta contro alcune forme di tumore avanzato. Il trattamento sperimentale denominato amivantamab ha prodotto risultati definiti senza precedenti nei pazienti coinvolti nello studio, molti dei quali erano arrivati alle cure dopo il fallimento di precedenti terapie.
Secondo i dati che saranno presentati il 31 maggio durante il congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago, il farmaco ha portato a una riduzione significativa delle masse tumorali in numerosi pazienti e, in alcuni casi, alla loro completa scomparsa.

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Lo studio su 102 pazienti con tumori della testa e del collo
La sperimentazione ha coinvolto 102 persone affette da tumori della testa e del collo, considerati tra le neoplasie più diffuse a livello mondiale e particolarmente difficili da trattare nelle fasi avanzate.
I pazienti arruolati presentavano una malattia che si era diffusa ad altri distretti dell’organismo oppure era tornata dopo precedenti cure rivelatesi inefficaci.
I risultati raccolti hanno mostrato una risposta clinica in 43 pazienti.
Nel dettaglio:
- 28 persone hanno registrato una marcata riduzione delle dimensioni del tumore;
- 15 pazienti hanno ottenuto la completa scomparsa delle lesioni tumorali rilevabili.
I cambiamenti sono stati osservati in molti casi già dopo poche settimane dall’inizio del trattamento.
Le parole dei ricercatori
Kevin Harrington, professore di terapie biologiche contro il cancro presso l’Institute of Cancer Research (ICR) di Londra, ha commentato i risultati ottenuti:
“Sono risposte eccezionalmente forti in pazienti la cui malattia è diventata resistente sia alla chemioterapia che all’immunoterapia. Si tratta di un gruppo di pazienti per i quali le opzioni terapeutiche sono estremamente limitate: osservare questi effetti positivi è davvero straordinario”.
Lo stesso ricercatore ha aggiunto:
“Questo trattamento ha il potenziale per giovare a migliaia di pazienti ogni anno”.
Come agisce amivantamab
Amivantamab è un farmaco sviluppato da Johnson & Johnson e attualmente al centro di circa 60 studi clinici in tutto il mondo.
La maggior parte delle sperimentazioni riguarda il tumore del polmone, ma il trattamento viene valutato anche per neoplasie del colon-retto, del cervello e dello stomaco.
Il meccanismo d’azione si basa su tre strategie contemporanee.
Innanzitutto blocca l’EGFR (recettore del fattore di crescita epidermico), una proteina che favorisce la proliferazione delle cellule tumorali.
In secondo luogo inibisce il MET, una delle vie biologiche che molti tumori utilizzano per sviluppare resistenza ai trattamenti.
Infine contribuisce ad attivare il sistema immunitario affinché riconosca e attacchi le cellule cancerose.
Perché il risultato è considerato particolarmente importante
Lo studio si è concentrato esclusivamente su pazienti con tumori della testa e del collo non associati al papillomavirus umano (HPV), escludendo quindi i casi di carcinoma squamocellulare orofaringeo HPV-positivo.
Questo aspetto è ritenuto particolarmente rilevante dalla comunità scientifica perché le forme non correlate all’HPV tendono a essere più aggressive e presentano generalmente maggiori difficoltà terapeutiche.
Per questo motivo i risultati ottenuti assumono un valore ancora più significativo.
Sopravvivenza superiore alle attese
Un altro dato che emerge dalla ricerca riguarda la sopravvivenza dei pazienti trattati.
Nonostante la prognosi iniziale fosse particolarmente sfavorevole, la sopravvivenza media registrata dall’inizio della terapia è stata di 12,5 mesi.
Si tratta di un elemento che rafforza l’interesse verso il farmaco e che potrebbe aprire la strada a ulteriori studi destinati a confermare l’efficacia del trattamento su un numero sempre maggiore di pazienti.
FAQ
È un farmaco antitumorale sperimentale sviluppato per colpire specifici meccanismi utilizzati dalle cellule tumorali per crescere e resistere alle terapie.
Nello studio presentato all’ASCO, 15 dei 102 pazienti trattati hanno mostrato una completa eliminazione delle lesioni tumorali rilevabili.
La sperimentazione riportata riguarda pazienti con tumori della testa e del collo in fase avanzata o recidivante.
No. Il farmaco è ancora oggetto di studi clinici e valutazioni scientifiche.
Sono in corso ricerche sul tumore del polmone, del colon-retto, del cervello e dello stomaco.
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