Alimenti per intolleranti: ecco come aprire il tuo store

Le intolleranze alimentari sono sempre più diffuse tra la popolazione, italiana e non, con la celiachia a fare da apripista: si stima che ogni anno migliaia di individui si aggiungano alla schiera degli intolleranti, con numeri complessivi che toccano le centinaia di migliaia di soggetti diagnosticati.

Le intolleranze alimentari sono sempre più diffuse tra la popolazione, italiana e non, con la celiachia a fare da apripista: si stima che ogni anno migliaia di individui si aggiungano alla schiera degli intolleranti, con numeri complessivi che toccano le centinaia di migliaia di soggetti diagnosticati.

Che sia per un aumento dei casi clinici o semplicemente per un miglioramento delle tecniche diagnostiche, impossibile ignorare un così grande bacino di individui costretti a un regime alimentare controllato, e all’acquisto di prodotti specifici per la propria salute. Se state pensando a una nuova avventura imprenditoriale, dunque, aprire un negozio di  franchising per celiachia potrebbe essere la scelta giusta: è infatti un mercato in espansione, con merci selezionate e molto richieste, ancora abbastanza libero dai competitors.

Ma quali sono i passi per aprire un negozio per intolleranti? Ecco una piccola guida per pianificare i vari step necessari all’avvio di questa attività.

I primissimi passi sono ovviamente quelli comuni a tutti gli esercizi commerciali o attività imprenditoriali:

  • Il team. Potresti voler lavorare in proprio o coinvolgere familiari o soci esterni: è sempre bene tenere in conto eventuali finanziamenti (a livello nazionale o locale) per categorie speciali come giovani o donne.
  • Il commercialista. Se si è nuovi all’avvio di un business, è essenziale avere una consulenza da esperti in materia di burocrazia, fisco e diritto societario.
  • Permessi. Così come per altri articoli, la vendita di alimenti per intolleranti implica l’apertura della partita IVA, la registrazione alla Camera di Commercio e l’iscrizione al Registro delle Imprese, e la comunicazione certificata di inizio attività (SCIA), nonché l’iscrizione a enti assicurativi e previdenziali come INAIL e INPS.
  • Il punto vendita. Si dovrà individuare un locale opportuno, per dimensioni e posizione, e garantire il rispetto delle norme ASL in ambito di sicurezza e igiene, nonché i regolamenti comunali per affiggere un’insegna.

L’apertura di un negozio per intolleranti, tuttavia, implica anche altri tipi di step più specifici per il tipo di attività intrapreso:

  • Fornitori. I prodotti senza glutine o per altre intolleranze devono infatti essere opportunamente certificati, e magari anche consigliati dalle più note associazioni di settore, tenendo sempre presente il rapporto qualità / prezzo.
  • Agevolazioni. Visto il servizio fornito a una parte vulnerabile della società, è possibile che ci siano incentivi statali specifici per queste attività, ed è sempre bene controllare.
  • Permessi. Per poter somministrare alimenti e bevande, è necessario possedere attestato SAB (o equivalente) e HACCP, soprattutto nel caso si vendano prodotti freschi.

L’elemento fondamentale, però, è passione e conoscenza del settore: si deve diventare un punto di riferimento per la comunità di intolleranti, e avere delle conoscenze specifiche al riguardo aiuterà a guadagnare la loro fiducia e a guidarli nell’acquisto.

Se la mole di pratiche e conoscenze da mettere in campo spaventa, un’ottima soluzione può essere quella di unirsi a un franchising Italia specializzato in questo business: si avrà assistenza da esperti prima e dopo l’apertura, oltre al vantaggio di partire con un marchio già affermato. Esistono anche specifici franchising che permettono una targetizzazione del prodotto e della clientela ancora più mirate.