A Cesena medici asportano tumore al cervello a un musicista mentre suona

Asportare un cancro al cervello a paziente sveglio. Si chiama Awake Surgery ed è un approccio neurochirurgico che ha avuto un notevole sviluppo di recente.

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Asportare un cancro al cervello a paziente sveglio. Si chiama Awake Surgery ed è un approccio neurochirurgico che ha avuto un notevole sviluppo negli ultimi 20 anni, grazie al progressivo miglioramento delle tecniche chirurgiche e anestesiologiche.

L’obiettivo è rimuovere la massa malata senza toccare quella sana, preservandone le funzioni. Ma quando si può fare? «La metodica è indicata soprattutto per l’asportazione di gliomi di bassa e media aggressività, che rappresentano circa il 5% di tutte le neoplasie benigne cerebrali e il 15% di tutti i gliomi cerebrali (5-7/100 mila abitanti), e colpiscono prevalentemente persone giovani fra 35 e 45 anni».

Lo spiegano gli esperti romagnoli in occasione dell’intervento eseguito all’ospedale Bufalini di Cesena, su un musicista che durante la rimozione di un tumore cerebrale ha suonato il pianoforte.

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«Lo scopo principale dell’Awake Surgery è preservare le aree eloquenti cerebrali durante l’asportazione di lesioni tumorali infiltranti», spiegano dall’Ausl della Romagna.

«Inizialmente la chirurgia da sveglio è stata utilizzata per preservare le aree cerebrali del linguaggio e del movimento, ma negli ultimi anni, grazie alla collaborazione con un team dedicato di neuropsicologi, neurofisiologi e neuroanestesisti, e con lo sviluppo di test specifici intraoperatori, è possibile monitorare durante l’intervento chirurgico molteplici funzioni cognitive superiori quali la percezione visuo-spaziale, la memoria, la capacità di calcolo, le funzioni attentive ed esecutive, l’empatia cognitiva e molte altre».

Si punta in definitiva a «ottenere il massimo bilancio ‘neuro-oncologico’», ossia a «massimizzare l’area di asportazione e minimizzare o evitare del tutto l’insorgenza di deficit neurologici e neuro-cognitivi, con evidenti importanti vantaggi sulla qualità di vita del paziente».

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