Melanoma, il primo vaccino a mRNA che supera la fase 3

Risultati positivi per il vaccino personalizzato di Moderna e Merck su 1.137 pazienti operati. È il primo caso per questa tecnologia in oncologia.

Questo articolo ha finalità informativa. Non sostituisce il parere del medico curante. Il trattamento di cui si parla è sperimentale e non è disponibile.

Vaccino Moderna

Un titolo che arriva a raddoppiare in poche ore non succede quasi mai. Mercoledì mattina, 19 agosto, è successo a Moderna.

Il motivo non è finanziario. È il risultato di uno studio clinico che nessuno era mai riuscito a ottenere prima.

Cosa è stato annunciato

Moderna e Merck hanno comunicato i primi risultati di uno studio di fase 3 su un vaccino contro il melanoma, la forma più aggressiva di tumore della pelle.

Lo studio si chiama INTerpath-001. Il vaccino si chiama intismeran autogene.

È la prima volta che un vaccino antitumorale basato sulla tecnologia a mRNA supera con successo l’ultima fase della sperimentazione.

Come funziona

Qui sta la parte più interessante, ed è diversa da qualsiasi vaccino conosciuto.

Il vaccino non è uguale per tutti. Viene costruito su misura per ogni singolo paziente.

I ricercatori analizzano il tumore di quella persona e individuano le mutazioni presenti. Poi preparano un vaccino che contiene le istruzioni per riconoscere fino a trentaquattro di quei bersagli specifici.

L’obiettivo è insegnare al sistema immunitario a riconoscere le cellule malate di quel paziente, e solo le sue.

Non serve a prevenire

Un chiarimento necessario, perché la parola vaccino può trarre in inganno.

Questo trattamento non serve a evitare che il tumore compaia in persone sane. Si rivolge a chi il tumore lo ha già avuto ed è stato operato.

Lo scopo è impedire che la malattia torni.

Chi ha partecipato allo studio

I pazienti coinvolti sono stati 1.137.

Avevano tutti un melanoma in stadio compreso tra il IIB e il IV, rimosso chirurgicamente. Erano quindi persone senza tumore visibile, ma a rischio elevato di recidiva.

Come è stato somministrato

Il vaccino non è stato usato da solo.

È stato associato a Keytruda, un farmaco immunoterapico di Merck già utilizzato in questi casi.

Il confronto è avvenuto con i pazienti che ricevevano soltanto Keytruda.

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I risultati

La combinazione ha raggiunto entrambi gli obiettivi che lo studio si era posto.

Il primo riguardava la sopravvivenza libera da recidiva, cioè il tempo trascorso senza che il tumore tornasse. Il secondo riguardava la sopravvivenza libera da metastasi a distanza, ossia senza che la malattia si diffondesse ad altri organi.

Su entrambi i fronti i pazienti che avevano ricevuto anche il vaccino sono andati meglio.

Cosa non sappiamo ancora

Qui serve prudenza, perché mancano informazioni importanti.

Le aziende hanno comunicato che gli obiettivi sono stati raggiunti, ma non hanno diffuso i dati completi. Non conosciamo l’entità del beneficio, né i dati sulla sopravvivenza complessiva.

Lo studio è ancora in corso. I risultati diffusi sono provvisori.

Non è stato inoltre indicato quando le aziende presenteranno la domanda di approvazione alle autorità regolatorie.

Perché il mercato ha reagito così

Il balzo del titolo si spiega con la portata potenziale di questa strada.

Moderna era nata sui vaccini contro il Covid. Con il calo della domanda, i ricavi si sono ridotti drasticamente, e il titolo resta ancora molto lontano dai valori del 2021.

Il programma oncologico era la parte della ricerca più osservata dagli analisti. La conferma che quella strada funziona ha riscritto le attese sul futuro dell’azienda.

Mercoledì mattina, nelle contrattazioni precedenti l’apertura, le quotazioni sono arrivate a superare il doppio rispetto alla chiusura del giorno prima. Anche Merck ha guadagnato terreno.

Cosa cambia per i pazienti

Al momento nulla, ed è giusto dirlo con chiarezza.

Il trattamento non è approvato e non è disponibile. Serviranno i dati completi, poi la valutazione delle autorità regolatorie.

C’è poi un aspetto pratico che andrà affrontato: un vaccino costruito su misura per ogni paziente pone problemi di costi, di capacità produttiva e quindi di accesso.

Perché è comunque una notizia

Perché per anni si è discusso se i vaccini antitumorali personalizzati potessero funzionare davvero.

Fino a ieri non esisteva alcuno studio di ultima fase che lo dimostrasse. Da oggi esiste.

È il primo, e riguarda una sola malattia. Ma è un punto fermo che prima non c’era.

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