Fine del mondo il 13 novembre 2026: cosa dice lo studio del fisico Von Foerster pubblicato su Science nel 1960

Nel 1960 il fisico Heinz von Foerster pubblicò su Science un modello matematico che indicava il 13 novembre 2026 come data della fine del mondo per esaurimento risorse. Ecco cosa diceva davvero.

La fine del mondo arriverà il 13 novembre 2026. Questo, almeno, è ciò che sostiene uno studio realizzato dal fisico Heinz von Foerster e pubblicato sulla rivista Science nel 1960, tornato di recente d’attualità. Siamo a maggio 2026. Mancano sei mesi. La data, un venerdì, sta girando sui social con la velocità tipica delle profezie che si avvicinano al loro termine. Vale la pena capire da dove viene, cosa diceva davvero e perché continua a tornare. 

Chi era Heinz von Foerster e cosa pubblicò su Science nel 1960

Nel 1960 il fisico Heinz von Foerster, dell’Università dell’Illinois, allora 48enne, pubblicò uno studio sulla popolare rivista scientifica Science. Von Foerster era un fisico e cibernetico austriaco, nato a Vienna nel 1911, considerato uno dei padri della cibernetica di secondo ordine. Non era un profeta né uno scrittore di fantascienza: era un ricercatore serio, con pubblicazioni su Nature e Science, e una cattedra negli Stati Uniti. 

Il fisico Heinz von Foerster elaborò un modello matematico incentrato sul rapporto tra la crescita della popolazione umana e le risorse disponibili sulla Terra, individuando in venerdì 13 novembre 2026 la data più probabile per la cosiddetta fine del mondo.

Il ragionamento di partenza era semplice nella sua struttura: se la crescita della popolazione umana seguiva una curva iperbolica (ovvero accelerava in modo sempre più rapido), a un certo punto quella curva avrebbe intersecato il limite fisico delle risorse disponibili sul pianeta. Von Foerster calcolò quell’intersezione e ottenne quella data. La chiamò, con ironia dichiarata, “il giorno del giudizio della popolazione”.

Perché quella previsione è tecnicamente sbagliata

Dal 1960, anno di pubblicazione su Science dello studio del fisico Heinz von Foerster, la crescita della popolazione globale ha rallentato in maniera significativa e, pertanto, le premesse da cui è partito l’esperto dell’università dell’Illinois sono cambiate. 

La curva iperbolica che Von Foerster aveva usato come base del modello non ha retto alla realtà demografica del dopoguerra. I tassi di natalità nei Paesi sviluppati sono crollati dagli anni Settanta in poi. La “transizione demografica” ha rallentato la crescita in quasi tutto il mondo industrializzato. In passato gli esperti dell’ONU hanno stimato che la popolazione mondiale raggiungerà un plateau a 10,9 miliardi di persone entro la fine del secolo. Negli ultimi anni altri gruppi di scienziati hanno rivisto al ribasso anche quella stima. 

Il 13 novembre 2026 non sarà la fine del mondo. Non perché i problemi siano risolti, ma perché il meccanismo matematico specifico che Von Foerster aveva calcolato non si è realizzato nei termini previsti.

Perché lo studio continua a tornare virale ogni anno

Ciò nonostante, la provocazione-previsione di Heinz von Foerster mantiene un suo valore, legato in modo specifico ai pericoli di una crescita insostenibile e all’importanza di una gestione efficiente delle risorse a disposizione nel nostro Pianeta. 

Lo studio torna virale periodicamente perché ha una data precisa: non “entro il 2100” o “nei prossimi decenni”, ma un giorno specifico con giorno e mese. E quella data si avvicina. Il meccanismo psicologico è lo stesso che rende virali le previsioni di Nostradamus o di Baba Vanga: la specificità crea l’illusione di precisione, e la vicinanza crea urgenza.

La differenza con quelle profezie è che Von Foerster era uno scienziato che usava un modello matematico reale, con premesse dichiarate e falsificabili. Le premesse si sono rivelate inesatte, il che nella scienza non è un fallimento ma il funzionamento normale della verifica sperimentale.

L’Orologio dell’Apocalisse: 85 secondi alla mezzanotte

Non è solo Von Foerster a dare l’impressione che qualcosa stia accelerando. L’Orologio dell’Apocalisse, o Doomsday Clock, è stato creato nel 1947, durante la Guerra Fredda tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica. Si tratta di una rappresentazione simbolica di quanto l’umanità sia vicina alla distruzione del mondo: la mezzanotte simboleggia il momento in cui l’uomo avrà reso la Terra ormai inabitabile. 

Con l’ultimo aggiornamento nel gennaio 2026, le lancette sono state impostate a 85 secondi dalla mezzanotte: è il momento più vicino alla mezzanotte mai registrato dall’orologio nella sua storia.

L’orologio non è un modello matematico ma uno strumento di comunicazione gestito dal Bulletin of the Atomic Scientists, un gruppo fondato da ex ricercatori del Progetto Manhattan. Tiene conto di rischi nucleari, cambiamento climatico e tecnologie dirompenti. Il fatto che sia al minimo storico non è una previsione di fine del mondo, ma un segnale che chi studia questi rischi considera il momento attuale il più pericoloso dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il 13 novembre 2026 arriverà. E dopo?

Tutto lascia pensare che il 14 novembre 2026 il sole sorgerà come al solito. Ma la domanda che Von Foerster poneva nel 1960, in modo provocatorio e con un modello imperfetto, rimane aperta: per quante persone il pianeta è in grado di garantire risorse sufficienti, e per quanto tempo? Non è una domanda da fine del mondo. È semplicemente la domanda più importante del secolo.

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