Alluce valgo operato e in piedi in pochi giorni: cosa è cambiato nella cura di questa patologia
L’alluce valgo è una delle patologie del piede più diffuse, eppure ancora oggi molti pazienti tendono a sottovalutarla o a posticipare il consulto con uno specialista, spesso per timore dell’intervento chirurgico.
Ne abbiamo parlato con il Dott. Marco Pozzolini, chirurgo ortopedico esperto di chirurgia mininvasiva del piede, che ci ha spiegato cause, progressione della patologia e le opzioni terapeutiche oggi disponibili.
Dottore, chi colpisce principalmente l’alluce valgo e perché si sviluppa?
“L’alluce valgo è una patologia molto comune, che si manifesta prevalentemente nel sesso femminile, con un’incidenza quasi tre volte superiore rispetto agli uomini. Questo è in parte legato alle caratteristiche strutturali del piede femminile — uso spesso la definizione di ‘difetto di fabbrica’ — che quasi sempre derivano da una cattiva posizione del retropiede. Questo può essere deviato verso l’interno, come nel piede cavo, o verso l’esterno, come nel piede valgo o pronato.
Nel caso del piede pronato, questa conformazione genera durante la camminata delle sollecitazioni anomale sull’avampiede, in particolare sull’articolazione dell’alluce, che nella fase di spinta del passo è già sottoposta a un carico importante. Nel tempo, questa pressione errata provoca la progressiva deviazione dell’alluce verso l’esterno, innescando un vero e proprio meccanismo a cascata: il piede si prona ulteriormente, l’alluce devia sempre di più e, trascinando con sé il secondo e il terzo dito, porta alla comparsa delle cosiddette dita a martello, complicando significativamente il quadro clinico.”
Quando è necessario intervenire chirurgicamente?
“L’aspetto estetico non deve essere mai il motore della decisione chirurgica — deve essere l’ultimo fattore preso in considerazione. Ciò che conta è la funzionalità: quando compaiono difficoltà nella deambulazione, dolore persistente e, soprattutto, quando si evidenzia che l’alluce deviando sta coinvolgendo anche il secondo e il terzo dito, è il momento di agire.
Intervenire per tempo significa poter operare esclusivamente sull’alluce valgo. Aspettare, invece, significa affrontare un intervento più complesso che deve necessariamente correggere anche le dita a martello. La differenza, in termini di difficoltà chirurgica e tempi di recupero, è notevole.”

Quali innovazioni ha portato la chirurgia mininvasiva rispetto alle tecniche tradizionali?
“La chirurgia percutanea e mininvasiva ha rappresentato una svolta importante. L’obiettivo rimane lo stesso della chirurgia tradizionale — correggere le deformità ossee, i legamenti, le capsule articolari — ma cambia radicalmente l’approccio. Invece di ampie incisioni, si lavora attraverso piccoli accessi di pochi millimetri, sufficienti per raggiungere con precisione il punto da correggere.
Questo si traduce in enormi vantaggi per il paziente: meno dolore nel post-operatorio, minore rischio infettivo e tempi di recupero significativamente ridotti. Con la chirurgia tradizionale, il percorso post-operatorio è più lungo e impegnativo, proprio perché l’accesso chirurgico è più aggressivo. Con le tecniche moderne tutto questo viene ridotto al minimo.”
Concretamente, di quanto si riducono i tempi di recupero?
“In entrambi i casi si eseguono fratture controllate che richiedono i loro tempi biologici di guarigione. La differenza sostanziale è nella qualità di vita durante la guarigione. Con la chirurgia mininvasiva il paziente può cominciare a camminare da subito, indossando un’apposita calzatura, e nell’arco di un paio di settimane si trova già in una condizione di buon comfort, con la possibilità di riprendere gradualmente l’attività lavorativa. Con la chirurgia tradizionale i tempi si allungano considerevolmente — anche 30-40 giorni — e in condizioni generali molto più difficoltose, sia per il dolore che per la difficoltà nei movimenti.”
Per richiedere una visita o una consulenza personalizzata, è possibile contattare il Dott. Marco Pozzolini via e-mail marcopozzolini@gmail.com e prenotare un appuntamento in una delle sedi di Milano, Torino, Palermo, Trapani e Santa Margherita Ligure.