Donna in coma per 18 giorni racconta l’aldilà: «Combattevo demoni all’Inferno, poi ho visto il Paradiso»
Una donna americana racconta l’esperienza vissuta durante 18 giorni di coma dopo una grave insufficienza respiratoria: visioni che interpreta come un viaggio tra Inferno e Paradiso.
Una donna americana rimasta in coma per 18 giorni dopo il collasso dei polmoni racconta di aver vissuto un’esperienza che interpreta come un passaggio tra Inferno e Paradiso. La protagonista è Kathy McDaniel, oggi 79 anni, che nel 1999 fu ricoverata in ospedale con una grave insufficienza respiratoria. I medici decisero di indurre un coma farmacologico per salvarle la vita mentre combatteva una forma severa di Sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS).
Quando si risvegliò, la donna disse di ricordare una sequenza di eventi che, secondo la sua percezione, non somigliavano a un sogno né a un semplice vuoto di memoria. Anni dopo ha deciso di raccontare pubblicamente ciò che sostiene di aver vissuto durante quel periodo, fino a pubblicare un libro autobiografico, “Misfit in Hell to Heaven Expat”, in cui descrive nel dettaglio quell’esperienza.
Indice dell'articolo
- 1 Il ricovero nel 1999 e il coma indotto
- 2 «Sono stata scaraventata in un vuoto immenso»
- 3 La città in fiamme e le figure che descrive come demoni
- 4 Il paesaggio gelido e il canto di Natale
- 5 L’incontro con l’ex fidanzato morto poco prima
- 6 Il “libro della vita” e il ritorno in ospedale
- 7 Il silenzio durato anni
- 8 Come interpreta oggi quell’esperienza
Il ricovero nel 1999 e il coma indotto
Nel 1999 Kathy McDaniel aveva 53 anni e lavorava come headhunter a Seattle, negli Stati Uniti. La sua salute peggiorò rapidamente quando sviluppò una forma grave di ARDS, una sindrome respiratoria acuta caratterizzata da infiammazione polmonare diffusa e accumulo di liquidi nei polmoni.
La condizione può comparire improvvisamente e compromettere la capacità dell’organismo di ossigenare il sangue. In questi casi i pazienti vengono spesso trattati in terapia intensiva.
Per consentire ai medici di stabilizzare le funzioni vitali, la donna fu sedata e posta in coma farmacologico. Secondo il suo racconto, le vennero somministrati sedativi molto potenti e farmaci amnesici, che avrebbero dovuto impedirle di ricordare qualsiasi cosa.
Nonostante ciò, sostiene di aver conservato ricordi estremamente vividi.
«Sono stata scaraventata in un vuoto immenso»
Nel racconto di McDaniel il primo ricordo è quello di un improvviso passaggio verso uno spazio oscuro.
«All’improvviso sono stata scaraventata in un vuoto immenso e poi mi sono ritrovata in un luogo davvero infernale».
Descrive quell’ambiente come opprimente e minaccioso.
«Era spaventoso, nebbioso, maleodorante e molto caldo. Non ho mai avuto la sensazione di essere morta: ero sempre io stessa. Ma ho attraversato un’esperienza davvero terribile e lunghissima».
La donna racconta che poco dopo avrebbe sentito una voce potente rivolgersi a lei.
«Sai dove ti trovi?».
Ricorda di aver provato una forte paura e di non riuscire a comprendere cosa stesse accadendo.
«Ero terrorizzata e completamente confusa. Mi coprivo le orecchie con le mani che tremavano mentre cercavo una spiegazione razionale. Intorno a me vedevo solo oscurità totale. Sapevo di essere nel posto sbagliato. Alla fine ho sussurrato: “Inferno”».
La città in fiamme e le figure che descrive come demoni
Nel suo racconto l’oscurità sarebbe stata seguita da una scena completamente diversa.
«Sembrava New York o una grande città, c’erano incendi, urla e persone che correvano ovunque. Non sembrava un sogno, ma un luogo reale».
Secondo la sua testimonianza, attorno a lei si sarebbero trovate figure che descrive come demoni.
«Nei giorni successivi questi demoni mi spingevano continuamente alla disperazione».
Tra le presenze che ricorda, McDaniel parla di un “demone con una veste simile a quella di un giudice”. Questa figura le avrebbe imposto un compito: ripulire un campo di rovi di mora usando un paio di forbici con la punta arrotondata.
Secondo il suo racconto, ogni volta che tagliava i rami, questi ricrescevano immediatamente.
Nonostante la situazione, racconta di aver continuato a ripetersi una frase per resistere.
«Continuavo a ripetere con voce tremante: “Non mi arrenderò alla disperazione. Uscirò da qui. Non mi arrenderò alla disperazione”. Ero una combattente e dicevo a me stessa: “C’è qualcosa che non va in tutto questo. Io non appartengo a questo posto”. Così ho continuato a lottare».
Il paesaggio gelido e il canto di Natale
Nel racconto la scena cambia ancora quando una figura femminile, che la donna descrive come demoniaca, le avrebbe ordinato di seguirla insieme a un gruppo di donne vestite di stracci.
Il gruppo sarebbe stato condotto in un nuovo luogo, descritto come un paesaggio gelido con una bufera di neve.
Le donne avrebbero trovato riparo in una capanna di legno isolata e ricevuto lavori da svolgere.
A un certo punto una delle donne disse che sulla Terra era Natale. McDaniel racconta di aver iniziato a cantare un canto natalizio.
Le fu ordinato di smettere, ma lei continuò.
Secondo il suo racconto, fu allora che accadde qualcosa di inatteso.
«All’improvviso ho sentito tutto il mio essere riempirsi di un amore immenso, di pace e di gioia. In un istante sono stata proiettata in Paradiso».
L’incontro con l’ex fidanzato morto poco prima
La donna racconta di aver aperto gli occhi in un luogo completamente diverso.
Lo descrive come una stanza di marmo simile a una cattedrale, circondata da un giardino e immersa in una luce bianca calda e nebulosa.
Qui sostiene di aver incontrato Rick, il suo ex fidanzato, morto circa un mese prima del suo ricovero, una settimana prima di compiere 54 anni.
«Sembrava molto più giovane, circa trentacinque anni. In modo sorprendente la nostra conversazione era telepatica e scorreva facilmente avanti e indietro».
Secondo il racconto, Rick le avrebbe detto:
«Hai fatto un buon lavoro, sono orgoglioso di te: non hai perso il tuo spirito».
Il “libro della vita” e il ritorno in ospedale
In quel luogo che interpreta come paradisiaco, McDaniel racconta di aver notato un libro che conteneva il resoconto della sua vita.
L’ex fidanzato le avrebbe spiegato che non poteva restare.
«Mi disse che ho ancora troppe cose da fare».
Subito dopo, racconta, si sarebbe svegliata nel letto dell’ospedale. I medici le avrebbero spiegato che era rimasta in coma per 18 giorni.
Il recupero fu lungo: rimase ricoverata circa due mesi prima di poter tornare a casa.
Il silenzio durato anni
Inizialmente la donna raccontò l’esperienza solo ai familiari più stretti. Molte persone reagirono con incredulità.
«Molte persone non volevano sentire la mia storia: erano infastidite o la liquidavano. Altri dicevano che era troppo deprimente o strana».
Altri ancora attribuirono tutto ai farmaci ricevuti in ospedale.
«Alcuni mi chiedevano perché fossi finita all’Inferno e altri insistevano che fosse solo l’effetto dei farmaci che mi avevano somministrato».
Per anni McDaniel ha preferito non parlarne pubblicamente.
Come interpreta oggi quell’esperienza
A distanza di decenni la donna afferma di ricordare ancora con grande chiarezza quanto vissuto durante il coma.
Oggi interpreta quell’episodio come un’esperienza che ha cambiato profondamente il suo modo di vedere la vita.
«Dopo un viaggio tra Inferno e Paradiso ho imparato ad accettare eventi insoliti e credo che non esistano coincidenze, ma solo eventi che non comprendiamo ancora del tutto».