Alzheimer, il sintomo che molti scambiano per “cattiva assistenza”

Agitazione nell’Alzheimer: colpisce fino al 68% dei pazienti nelle fasi moderate-severe. Cause biologiche e consigli pratici.

L’agitazione nell’Alzheimer è un sintomo clinico e può comparire fino al 68% dei pazienti nelle fasi moderate-gravi: saperlo cambia la vita quotidiana di chi assiste, perché toglie di mezzo il senso di colpa e porta la discussione su un terreno utile, quello delle soluzioni. È un punto decisivo per le famiglie italiane che convivono con la demenza e con giornate fatte di routine, picchi di tensione e stanchezza emotiva.

Che cos’è l’agitazione nell’Alzheimer e come si manifesta

Quando si parla di Alzheimer, la testa va subito a perdita di memoria, difficoltà a pianificare o completare compiti, confusione, problemi nel linguaggio e nella scrittura, oggetti smarriti, giudizi poco lucidi e ritiro sociale. Questi segni restano tra i più comuni. Ma l’agitazione è un “pezzo” della malattia che molte famiglie non riconoscono come tale.

Il messaggio dei medici è netto: è fondamentale capire prima di tutto che l’agitazione è un sintomo dei cambiamenti cerebrali causati dalla malattia di Alzheimer, non il risultato di una cattiva assistenza. E il danno al cervello provocato dall’Alzheimer rende le persone predisposte all’agitazione indipendentemente da quanto i caregiver siano affettuosi.

Secondo l’Alliance for Aging Research, l’agitazione può presentarsi in modi diversi: irrequietezza, camminare avanti e indietro, vagabondare, urlare, ripetere domande, aggressività verbale o fisica.
È qui che scatta l’equivoco: chi assiste può attribuirla alla propria stanchezza, a una nuova routine o a un “tono sbagliato”. In realtà, il sintomo nasce nella malattia.

Quanto è frequente: il dato 56%-68% e lo stigma

Il Dr. Nikhil Palekar, che dirige un centro di eccellenza dedicato all’Alzheimer, mette a fuoco la parte psicologica che ricade sui caregiver: ” caregiver spesso pensano di stare sbagliando qualcosa, e che questo stia causando nel loro caro con Alzheimer reazioni non collaborative, ostili o agitate, senza rendersi conto che l’agitazione nell’Alzheimer è molto comune, con frequenze che vanno dal 56% nelle fasi iniziali al 68% nelle fasi moderate-gravi della malattia”.

Questo è il punto che, in una casa, cambia la temperatura emotiva: non è un giudizio sull’assistenza. È un sintomo.

Segnali tipici e fraintendimenti frequenti

Cosa si vedeCosa spesso si pensaCosa dicono i medici
Cammina avanti e indietro, non sta fermo“È nervoso per colpa mia”Può essere agitazione legata al cervello
Scatti d’ira, urla, linguaggio duro“Non mi riconosce, mi odia”Reazione possibile del disturbo
Tenta di uscire, vuole “andarsene”“Lo sto limitando”Irrequietezza e disorientamento

Quando il caregiver legge il sintomo come colpa personale, la gestione diventa più difficile. Quando lo legge come segnale clinico, può intervenire.

Perché succede: aree del cervello e neurotrasmettitori

Come molti sintomi dell’Alzheimer, anche l’agitazione rimanda al cervello.

Il Dr. Palekar aggiunge il livello ‘chimico’: “La malattia di Alzheimer provoca una disregolazione e una diminuzione di tre neurotrasmettitori (messaggeri chimici) nel cervello — serotonina, noradrenalina e dopamina — con conseguenti sintomi di agitazione”.

Serotonina, noradrenalina e dopamina hanno a che fare con umore, energia, motivazione, ansia. Se questi sistemi si sbilanciano, le reazioni emotive possono diventare esplosive o imprevedibili.

Alzheimer e agitazione
Alzheimer e agitazione

L’ambiente può peggiorare tutto: rumore, cambiamenti, feste

Oltre alla biologia, conta l’ambiente. Eventi con confusione, volti nuovi e routine spezzate possono aumentare l’agitazione: Grandi riunioni con volti non familiari, routine interrotte, cibi insoliti e cambiamenti in ambienti prima familiari possono causare agitazione in una persona con Alzheimer, soprattutto nelle fasi più avanzate”.

La regola pratica è semplice: più la giornata è prevedibile, meno stress si accumula.

C’è una cura per l’agitazione? Esistono interventi e un farmaco approvato

Qui arriva la parte che interessa davvero le famiglie: si può fare qualcosa, e non è tempo perso.

“Questo sintomo può essere trattato in modo efficace con interventi comportamentali e anche con farmaci, tra cui uno approvato dalla FDA per il trattamento dell’agitazione associata alla demenza dovuta all’Alzheimer”.

La FDA, in un comunicato ufficiale, indica la brexpiprazolo (Rexulti) come primo trattamento approvato per l’agitazione associata alla demenza dovuta all’Alzheimer. Questo non significa “farmaco per tutti” né “soluzione automatica”, ma significa che l’agitazione è riconosciuta come bersaglio clinico e non come “capriccio”.

Checklist pratica per casa

Cosa fare subito (senza farmaci):

  • Tenere orari regolari per pasti, attività e sonno.
  • Ridurre rumori e confusione visiva.
  • Parlare con voce calma e frasi brevi.
  • Mettere musica familiare.
  • Camminare, meglio all’aperto e alla luce del sole.
  • Usare distrazioni gentili: snack, oggetti, attività semplici.
  • Evitare stimolanti come la caffeina tardi nel giorno.

Cosa evitare:

  • Discussioni su convinzioni innocue.
  • Cambi improvvisi di ambiente e routine.
  • Troppa gente in casa nelle fasi più fragili.
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FAQ

L’agitazione nell’Alzheimer è colpa del caregiver?
No. È legata a cambiamenti cerebrali e a squilibri dei neurotrasmettitori.

Quanto è comune l’agitazione?
Le stime citate dai medici riportano frequenze dal 56% nelle fasi iniziali al 68% nelle fasi moderate-gravi.

Quali comportamenti rientrano nell’agitazione?
Irrequietezza, camminare avanti e indietro, urla, aggressività verbale o fisica, ripetizioni, tentativi di allontanarsi.

Esistono trattamenti?
Sì: interventi comportamentali e un farmaco approvato dalla FDA per questa indicazione.

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