Virus Nipah: i segnali iniziali che molti scambiano per influenza
Il virus Nipah torna a far paura e riaccende i timori di una possibile futura pandemia. In Bangladesh una donna è morta dopo aver contratto l’infezione, confermando ancora una volta l’estrema pericolosità di questo patogeno raro ma altamente letale.
Le autorità sanitarie del Bangladesh hanno confermato il decesso: la donna, di età compresa tra i 40 e i 50 anni, aveva probabilità di sopravvivenza molto basse. Il virus Nipah, infatti, presenta un tasso di mortalità stimato tra il 40 e il 75 per cento, uno dei più alti tra le malattie infettive emergenti.
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Il contagio e l’evoluzione della malattia
Secondo le ricostruzioni, la donna si è ammalata il 21 gennaio nel nord del Bangladesh. I primi sintomi sono stati quelli tipici di una sindrome influenzale: mal di testa, febbre, crampi muscolari e perdita dell’appetito. Nel giro di pochi giorni, però, il quadro clinico si è aggravato rapidamente.
Dopo sei giorni dall’esordio della malattia, la paziente ha perso conoscenza ed è stata trasportata d’urgenza in ospedale, dove è deceduta il 28 gennaio.
Le Nazioni Unite hanno precisato che la donna non aveva viaggiato di recente, escludendo quindi un contagio importato. È invece emerso un elemento chiave: aveva consumato linfa di palma cruda, una delle principali fonti di trasmissione del virus, poiché può essere contaminata dai pipistrelli, serbatoio naturale del Nipah.
Cos’è il virus Nipah e perché è così pericoloso
Il virus Nipah è un patogeno zoonotico, trasmesso dagli animali all’uomo. Le infezioni umane possono avvenire attraverso:
- contatto diretto con animali infetti;
- consumo di frutta o derivati contaminati (come il succo di palma da dattero non trattato);
- contatto stretto con una persona infetta o con i suoi fluidi corporei.
La trasmissione da persona a persona è documentata, soprattutto in contesti familiari e assistenziali. In Bangladesh e in India sono stati registrati diversi casi di contagio tra parenti che accudivano i malati.
I sintomi iniziali e quelli più gravi
L’infezione da Nipah esordisce in modo improvviso e può sembrare, all’inizio, una comune influenza. I sintomi più frequenti includono:
- febbre;
- mal di testa;
- dolori muscolari;
- nausea e perdita dell’appetito.
In alcuni casi si sviluppano polmonite e gravi problemi respiratori. Ma il segno clinico più temuto è il coinvolgimento del sistema nervoso centrale.
Tra 3 e 21 giorni dall’inizio della malattia può comparire l’encefalite, un’infiammazione del cervello che rappresenta il tratto distintivo dell’infezione da Nipah ed è associata a un altissimo rischio di morte.
Tabella: sintomi “comuni” vs campanelli d’allarme
| Fase | Sintomi possibili | Cosa significa |
|---|---|---|
| Inizio | febbre, mal di testa, dolori muscolari, stanchezza, perdita di appetito | può somigliare a influenza/virosi comune |
| Evoluzione respiratoria | tosse, difficoltà respiratoria, polmonite | rischio di complicanze polmonari |
| Evoluzione neurologica | disorientamento, sonnolenza marcata, convulsioni, perdita di coscienza | segni compatibili con encefalite: urgenza |
Il Nipah preoccupa perché può iniziare “normale” e diventare critico. Non è un invito al panico: è una mappa per capire perché le autorità monitorano.

Le conseguenze a lungo termine
Anche tra i sopravvissuti, il virus può lasciare segni profondi. Come hanno spiegato le autorità governative:
“Alcuni sopravvissuti possono riportare danni neurologici persistenti, tra cui crisi epilettiche e cambiamenti della personalità. In rari casi, il virus può riattivarsi mesi o addirittura anni dopo l’infezione iniziale”.
Un aspetto che rende il Nipah particolarmente insidioso è proprio questa capacità di riemergere nel tempo, anche dopo una fase apparentemente risolta.
Perché il mondo resta in allerta
I primi casi recenti sono stati segnalati in India, prima che il virus attraversasse il confine con il Bangladesh. L’attenzione è alta anche in Europa.
Al momento non esistono vaccini né terapie specifiche approvate contro il virus Nipah. La prevenzione resta quindi l’unica arma: controllo delle fonti alimentari, limitazione dei contatti con animali selvatici e rapida identificazione dei casi sospetti.
Un nuovo decesso riporta il virus sotto i riflettori globali. E conferma che, anche lontano dai riflettori della cronaca quotidiana, alcune minacce restano silenziosamente presenti.
FAQ
1) Quali sono i primi sintomi del Nipah?
Spesso febbre e mal di testa, con sintomi aspecifici che possono sembrare influenza; in alcuni casi compaiono problemi respiratori o neurologici.
2) Quanto è letale il virus Nipah?
L’OMS stima una letalità tra 40% e 75%, variabile a seconda dell’outbreak e della gestione clinica.
3) Si trasmette da persona a persona?
Sì, è possibile in contatti stretti e con fluidi corporei; è stato documentato soprattutto in Bangladesh e India.
4) Esiste un vaccino o una cura specifica?
Non esistono vaccini o terapie specifiche approvate; la cura è principalmente di supporto.
5) Cosa c’entra la linfa di palma da dattero cruda?
È una fonte nota di contagio perché può contaminarsi con secrezioni di pipistrelli, serbatoio naturale del virus.
6) Un caso in Bangladesh riguarda anche l’Italia?
Riguarda l’Italia sul piano informativo (sorveglianza e viaggi), non come emergenza automatica. La prevenzione passa da canali ufficiali e valutazione clinica corretta.
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