Virus Nipah, perché l’Asia teme una nuova pandemia
Allerta sanitaria in Asia dopo nuovi casi confermati: il virus Nipah torna a preoccupare per l’elevata mortalità e l’assenza di cure specifiche.
Un virus con una mortalità fino al 75%, senza vaccini né cure approvate, può davvero restare confinato? La risposta, oggi, è tutt’altro che scontata.
Il nuovo focolaio di virus Nipah registrato nello stato indiano del Bengala Occidentale ha riacceso l’attenzione delle autorità sanitarie internazionali, facendo scattare misure di controllo rafforzate in diversi Paesi asiatici.
Il timore principale è legato alla possibile diffusione transfrontaliera, favorita dai voli internazionali e dai movimenti lungo confini terrestri molto frequentati. Un rischio che, in assenza di strumenti terapeutici efficaci, viene considerato serio e concreto.
A riportare l’evoluzione della situazione è la BBC, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità monitora l’evento come potenziale emergenza di sanità pubblica.
Il virus Nipah non è nuovo, ma ogni focolaio riapre scenari già visti con altre zoonosi. Dalla SARS al Covid-19, l’esperienza insegna che le infezioni che passano dagli animali all’uomo possono evolvere rapidamente se non intercettate in tempo.
Ed è proprio per questo che le autorità sanitarie di diversi Paesi hanno deciso di agire subito.
Indice dell'articolo
- 1 Focolaio in India e misure di emergenza
- 2 Controlli negli aeroporti e ai confini: cosa stanno facendo i Paesi asiatici
- 3 Cos’è il virus Nipah e perché è così pericoloso
- 4 Perché l’OMS lo considera una minaccia globale
- 5 Incubazione, sintomi e decorso della malattia
- 6 Un tasso di mortalità tra i più alti al mondo
- 7 Perché l’assenza di cure aumenta l’allarme
- 8 Lo sapevi che…?
- 9 FAQ – Le domande più cercate
- 10 Perché questo focolaio va seguito con attenzione
- 11 Un prodotto utile su Amazon
Focolaio in India e misure di emergenza
Il nuovo focolaio è stato individuato nel Bengala Occidentale, una regione densamente popolata e con intensi collegamenti interni e internazionali. Secondo le autorità sanitarie indiane, all’inizio del mese cinque operatori sanitari sono risultati positivi al virus Nipah dopo aver assistito pazienti infetti.
Uno di loro si trova attualmente in condizioni critiche. Un dato che preoccupa particolarmente, perché dimostra la capacità del virus di trasmettersi anche in ambito sanitario, nonostante le misure di protezione.
In totale, circa 110 persone considerate contatti stretti sono state poste in quarantena. Un numero che riflette la prudenza delle autorità, ma anche la consapevolezza della pericolosità del patogeno.
Controlli negli aeroporti e ai confini: cosa stanno facendo i Paesi asiatici
La risposta regionale non si è fatta attendere. La Thailandia ha avviato controlli sanitari specifici per i passeggeri in arrivo dal Bengala Occidentale in tre dei principali aeroporti del Paese. Le misure includono:
- valutazione dei sintomi;
- monitoraggio della temperatura corporea;
- raccolta di informazioni sui contatti recenti.
Anche il Nepal ha introdotto misure di screening all’aeroporto internazionale di Kathmandu, estendendole a diversi punti di frontiera terrestre lungo il confine con l’India. Una scelta dettata dalla forte mobilità tra i due Paesi e dalla necessità di intercettare eventuali casi sospetti il prima possibile.
Si tratta di azioni preventive che ricordano quelle adottate in passato per altre emergenze sanitarie, con l’obiettivo di guadagnare tempo e limitare la circolazione del virus.
Cos’è il virus Nipah e perché è così pericoloso
Il virus Nipah è una zoonosi, ovvero una malattia infettiva che può essere trasmessa dagli animali all’uomo. I principali serbatoi naturali sono i pipistrelli della frutta, ma il contagio può avvenire anche attraverso i suini, come dimostrato in precedenti focolai.
L’uomo può infettarsi:
- tramite contatto diretto con animali infetti;
- consumando alimenti contaminati;
- attraverso trasmissione da persona a persona, soprattutto in caso di contatti ravvicinati.
Questa ultima caratteristica rende il virus particolarmente temuto, perché aumenta il rischio di diffusione all’interno di famiglie, comunità e strutture sanitarie.
Perché l’OMS lo considera una minaccia globale
Il virus Nipah è inserito dall’Organizzazione mondiale della sanità tra le dieci malattie prioritarie a livello globale. Un elenco che comprende patogeni con:
- alto potenziale epidemico;
- elevata mortalità;
- assenza di vaccini o terapie specifiche.
Questa classificazione non è casuale. Serve a indirizzare la ricerca scientifica e a preparare i sistemi sanitari a rispondere rapidamente in caso di emergenza.

Incubazione, sintomi e decorso della malattia
Il periodo di incubazione del virus Nipah varia generalmente da 4 a 14 giorni, ma in alcuni casi può essere più lungo.
L’infezione può manifestarsi in modi molto diversi:
- asintomatica;
- con sintomi lievi, simili a un’influenza;
- con forme gravi che evolvono rapidamente.
I sintomi più comuni includono:
- febbre;
- mal di testa;
- dolori muscolari;
- nausea e vomito.
Nei casi più severi, il virus può causare:
- polmonite;
- encefalite, un’infiammazione del cervello che può portare a coma e morte.
Un tasso di mortalità tra i più alti al mondo
Uno degli aspetti più inquietanti del virus Nipah è il tasso di mortalità, stimato tra il 40% e il 75%. Una forbice ampia, ma comunque impressionante, che dipende da:
- rapidità della diagnosi;
- qualità delle cure di supporto;
- capacità del sistema sanitario di gestire i casi.
A differenza di altre infezioni virali, non esistono farmaci specifici né vaccini approvati per la prevenzione o il trattamento della malattia. Le cure disponibili sono esclusivamente di supporto, mirate a gestire i sintomi e le complicanze.
Perché l’assenza di cure aumenta l’allarme
L’assenza di terapie mirate significa che la prevenzione resta l’unica arma efficace. Da qui l’importanza:
- del tracciamento dei contatti;
- della quarantena preventiva;
- dei controlli sanitari negli aeroporti;
- della comunicazione chiara alla popolazione.
Secondo gli esperti, anche un numero relativamente contenuto di casi può mettere sotto pressione i sistemi sanitari, soprattutto nelle aree con risorse limitate.
Lo sapevi che…?
- Il virus Nipah è stato identificato per la prima volta nel 1999 in Malesia.
- I pipistrelli della frutta possono trasmettere il virus senza ammalarsi.
- La trasmissione uomo-uomo è documentata in diversi focolai.
- Non tutti gli infetti sviluppano sintomi gravi, ma possono comunque contagiare.
- La ricerca su vaccini e antivirali è in corso, ma richiederà tempo.
FAQ – Le domande più cercate
Il virus Nipah può arrivare in Europa?
Il rischio è considerato basso, ma non nullo. I controlli sui viaggiatori servono proprio a prevenirlo.
Esiste un vaccino contro il virus Nipah?
No. Attualmente non ci sono vaccini approvati.
Qual è il principale animale responsabile del contagio?
I pipistrelli della frutta sono il serbatoio naturale principale.
I sintomi compaiono subito?
No. Possono passare fino a due settimane prima della comparsa dei sintomi.
È più pericoloso del Covid-19?
Ha una mortalità molto più alta, ma una diffusività inferiore.
Perché questo focolaio va seguito con attenzione
Il focolaio nel Bengala Occidentale rappresenta un test per i sistemi di sorveglianza sanitaria. Intercettare i casi, isolare i contatti e informare correttamente la popolazione può fare la differenza tra un evento contenuto e una crisi sanitaria più ampia.
Come insegnano le epidemie recenti, la tempestività è fondamentale. Ed è proprio su questo fronte che si gioca la partita contro il virus Nipah.
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