Influenza stagionale, perché il picco non è ancora passato
Influenza stagionale 2025-2026: i numeri crescono, i medici lanciano un appello alla prudenza.
Quante persone stanno davvero male in queste settimane per l’influenza stagionale? La risposta è netta: milioni di italiani sono già coinvolti e il numero è destinato a crescere ancora. L’influenza stagionale è entrata nella sua fase centrale e la circolazione dei virus respiratori resta elevata su gran parte del territorio nazionale, con un impatto concreto sulla vita quotidiana dei cittadini e sull’organizzazione del Servizio sanitario.
Secondo gli esperti, il picco dei casi è atteso nelle prossime due settimane. Ma l’esperienza degli ultimi anni suggerisce prudenza: la cosiddetta “coda epidemica” potrebbe protrarsi fino alla primavera, mantenendo alta la pressione su medici di famiglia, pronto soccorso e strutture ospedaliere.
A lanciare l’allarme è la Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), che nei suoi ultimi aggiornamenti epidemiologici invita a non abbassare la guardia, a usare correttamente i farmaci e a rafforzare le misure di prevenzione, a partire dalla vaccinazione antinfluenzale.
Un messaggio chiaro, rivolto non solo agli operatori sanitari ma anche ai cittadini, chiamati a un comportamento responsabile in una fase delicata della stagione invernale.
Indice dell'articolo
- 1 I dati ufficiali: incidenza alta, soprattutto tra i bambini
- 2 Perché le prossime settimane sono decisive
- 3 Non solo influenza: gli altri virus respiratori in circolazione
- 4 Dal monitoraggio ILI alle ARI: cosa cambia
- 5 L’appello dei medici: “Non è il momento di abbassare la guardia”
- 6 Studi medici sotto pressione: cosa succede sul territorio
- 7 Vaccinazione antinfluenzale: perché è ancora utile adesso
- 8 Farmaci sì, ma con buon senso
- 9 Lo sapevi che…?
- 10 FAQ – Le domande più cercate su Google
I dati ufficiali: incidenza alta, soprattutto tra i bambini
I numeri più recenti arrivano dalla sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, aggiornata al 4 gennaio 2026. L’incidenza delle sindromi simil-influenzali (ILI) si attesta intorno ai 14 casi ogni 1.000 assistiti nella popolazione adulta.
Il dato diventa ancora più rilevante se si guarda ai più piccoli. Nei bambini sotto i quattro anni si registrano circa 37 casi ogni 1.000 assistiti, un valore che conferma come le fasce pediatriche siano tra le più colpite e più esposte alle complicanze respiratorie.
Le stime si basano sulle segnalazioni settimanali di una rete capillare di medici sentinella – Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta – distribuiti su tutto il territorio nazionale e integrate con i dati ospedalieri. Un sistema che consente di fotografare in modo abbastanza fedele l’andamento reale dell’epidemia influenzale.
Perché le prossime settimane sono decisive
L’evoluzione dell’influenza nelle prossime settimane dipenderà da fattori contrastanti. Da un lato, la temporanea riduzione dei contatti sociali durante le festività e la chiusura delle scuole ha rallentato la diffusione del virus. Dall’altro, l’inverno favorisce gli incontri in ambienti chiusi, poco ventilati, aumentando le occasioni di contagio.
Questo equilibrio instabile rende difficile fare previsioni precise. Quello che è certo, secondo i medici, è che la circolazione virale resta intensa e non si esaurirà rapidamente.
Il quadro virologico attuale è dominato dai virus influenzali di tipo A, in particolare dai sottotipi H1N1 e H3N2, comprese alcune varianti associate a un maggiore impatto clinico. Si tratta di ceppi noti, ma non per questo innocui, soprattutto per le persone fragili.
Non solo influenza: gli altri virus respiratori in circolazione
Accanto all’influenza stagionale continuano a circolare numerosi altri virus respiratori. Tra questi:
- SARS-CoV-2
- Virus parainfluenzali
- Rhinovirus
- Virus respiratorio sinciziale (RSV)
Questi patogeni contribuiscono in modo significativo al carico complessivo delle infezioni acute delle vie respiratorie, rendendo più complesso il lavoro diagnostico dei medici di famiglia. Febbre, tosse, mal di gola e stanchezza sono sintomi comuni a molte infezioni e non sempre consentono una distinzione immediata.
La sorveglianza delle forme più gravi mostra un numero di casi paragonabile a quello della stagione precedente, con una prevalenza di quadri severi tra i soggetti non vaccinati. Un dato che rafforza il ruolo centrale della prevenzione.
Dal monitoraggio ILI alle ARI: cosa cambia
Negli ultimi anni, il sistema di sorveglianza si è ampliato. Non si osservano più solo le ILI (influenza-like illnesses), ma anche le ARI (acute respiratory illnesses), che includono riniti, sinusiti e faringiti.
Questo cambiamento rende più complesso il confronto diretto con le stagioni passate, ma offre una visione più realistica della pressione esercitata sul sistema sanitario. I dati confermano un’anticipazione delle curve epidemiche e un’elevata richiesta di ricoveri per complicanze, soprattutto respiratorie.

L’appello dei medici: “Non è il momento di abbassare la guardia”
“Anche se ci stiamo avvicinando al picco stagionale, non è il momento di abbassare la guardia;” sottolinea Tecla Mastronuzzi, coordinatrice della macroarea prevenzione della SIMG.
“La circolazione dei virus respiratori resta intensa e continuerà verosimilmente anche nelle prossime settimane. È fondamentale mantenere l’attenzione ai sintomi, evitare l’uso improprio dei farmaci e proteggere in modo particolare le persone più fragili. La prevenzione, a partire dalla vaccinazione e da comportamenti responsabili, insieme al ruolo centrale della Medicina Generale, resta lo strumento più efficace per ridurre complicanze e impatto sul Servizio sanitario nazionale;”.
Un messaggio che invita alla calma, ma anche alla responsabilità individuale e collettiva.
Studi medici sotto pressione: cosa succede sul territorio
Negli studi dei Medici di Medicina Generale la situazione è complessa. In queste settimane si registra una domanda assistenziale molto elevata, con numerosi accessi per febbre, tosse, malessere generale e disturbi respiratori.
Aumentano anche le richieste di orientamento clinico da parte di cittadini incerti su come interpretare e gestire i primi sintomi. Questo richiede un’attenta attività di triage, un monitoraggio continuo dei casi e una particolare attenzione all’individuazione precoce delle complicanze.
Le categorie più a rischio restano:
- Anziani
- Pazienti oncologici
- Persone con pluripatologie
- Soggetti immunodepressi
Per loro, anche un’infezione apparentemente banale può evolvere in forme più serie.
Vaccinazione antinfluenzale: perché è ancora utile adesso
Sul fronte della prevenzione, la SIMG ribadisce l’importanza della vaccinazione antinfluenzale, ancora disponibile negli ambulatori dei medici di famiglia. Anche in questa fase della stagione, il vaccino è considerato utile per coprire la lunga coda epidemica.
Secondo il Ministero della Salute, la vaccinazione riduce il rischio di complicanze, ricoveri e mortalità, soprattutto nei soggetti fragili (fonte ufficiale).
Restano fondamentali anche le misure di protezione individuale e collettiva:
- Distanziamento nei contesti affollati
- Uso della mascherina in presenza di persone fragili
- Igiene delle mani
- Corretta idratazione
Piccoli gesti che, sommati, possono fare la differenza.
Farmaci sì, ma con buon senso
I medici di famiglia richiamano all’uso appropriato dei farmaci sintomatici. Il paracetamolo resta il riferimento per il trattamento di febbre e dolore.
Al contrario, va evitato il ricorso improprio a:
- Antibiotici
- Cortisonici
Questi farmaci non hanno indicazione nelle infezioni virali e possono aumentare il rischio di effetti indesiderati e complicanze. Gli antibiotici devono essere prescritti solo dopo una valutazione clinica, nei casi in cui vi sia un sospetto fondato di sovrainfezione batterica.
Lo sapevi che…?
- L’influenza stagionale causa ogni anno migliaia di ricoveri evitabili.
- I bambini piccoli sono tra i principali diffusori del virus in famiglia.
- Lavarsi spesso le mani riduce in modo significativo il rischio di contagio.
FAQ – Le domande più cercate su Google
Quanto dura l’influenza stagionale?
In genere dai 5 ai 7 giorni, ma la stanchezza può durare anche due settimane.
Quando preoccuparsi e chiamare il medico?
Se la febbre è alta e persistente, se compaiono difficoltà respiratorie o se il paziente è fragile.
Gli antibiotici servono contro l’influenza?
No, l’influenza è causata da virus. Gli antibiotici servono solo in caso di complicanze batteriche.
Consiglio utile
Per monitorare la febbre in modo rapido e affidabile, può essere utile un termometro digitale a infrarossi per adulti e bambini, pratico soprattutto in famiglia durante i picchi influenzali.





