Tumore del colon-retto: perché aumenta tra gli under 50 e cosa fare subito

Perché un tumore considerato tipico dell’età matura sta diventando, sempre più spesso, una diagnosi anche per chi ha 30 o 40 anni? La domanda non è teorica: negli Stati Uniti il cancro del colon-retto è arrivato a essere la prima causa di morte per tumore tra gli under 50, in un trend che preoccupa medici e ricercatori.

Il punto non è creare allarme. Il punto è capire cosa sta cambiando e perché la prevenzione oggi deve parlare anche ai più giovani. Chi ha meno di 50 anni, infatti, spesso non si sente “nel target” e tende a rimandare controlli e visite anche quando compaiono sintomi chiari.

In Italia, il tumore del colon-retto resta tra le neoplasie più frequenti e lo screening organizzato è uno strumento concreto che salva vite. Ma la crescita dei casi precoci impone un messaggio semplice: alcuni segnali non vanno minimizzati, a qualunque età.

Il quadro è complesso: stile di vita, obesità, alimentazione, sedentarietà e perfino ipotesi emergenti sul microbioma intestinale. Nessuna singola causa spiega tutto, ma la somma dei fattori può spostare l’ago della bilancia.

Perché i casi sotto i 50 anni stanno aumentando

Quando si parla di “boom” tra i giovani adulti, si usa spesso l’espressione early-onset colorectal cancer (tumore del colon-retto a esordio precoce). Studi internazionali indicano che l’incidenza sta aumentando in molti Paesi, con una crescita rilevata in 27 su 50 nazioni e territori analizzati.

Negli Stati Uniti, l’attenzione è altissima perché la mortalità per colon-retto tra i più giovani è l’eccezione in un quadro generale dove, nel tempo, molti tumori hanno visto un calo dei decessi. Per il colon-retto, invece, l’aumento viene descritto attorno a circa l’1% annuo dal 2005, con l’effetto di far salire questa patologia in cima alle cause di morte oncologica under 50.

Il dato più utile, per chi legge, è questo: non significa che “tutti si ammaleranno”, ma che il rischio non è più trascurabile come una volta nelle fasce giovani. E soprattutto significa che i sintomi, se presenti, meritano ascolto e tempi rapidi.

Cosa c’entrano dieta, sedentarietà e peso corporeo

Tra i fattori su cui la comunità scientifica converge di più ci sono quelli legati allo stile di vita. Le prove più solide indicano che l’attività fisica protegge in modo convincente dal tumore del colon e che carni lavorate e alcol aumentano il rischio di cancro colorettale. Anche l’eccesso di grasso corporeo è un fattore di rischio importante.

Sulle carni lavorate, un riferimento citato spesso nelle comunicazioni di sanità pubblica è la valutazione IARC/OMS: il consumo di carne processata è stato classificato come cancerogeno e le stime riportano un incremento del rischio di tumore del colon-retto con porzioni quotidiane da 50 grammi.

Qui la traduzione pratica è semplice: più ultraprocessati, meno fibre, meno movimento e più peso in eccesso tendono a creare un terreno sfavorevole nel tempo. Non è una “colpa” individuale, ma un mix di abitudini diffuse che, su scala di popolazione, può cambiare i numeri.

Approfondimento: cosa dicono le raccomandazioni sulla prevenzione

Il rapporto WCRF su dieta e attività fisica è una delle fonti più citate per capire cosa possiamo modificare davvero nella vita quotidiana.

Il microbioma e la pista “colibactina”: cosa sappiamo davvero

Negli ultimi mesi ha fatto discutere una pista di ricerca che riguarda il microbioma intestinale: in uno studio pubblicato su Nature, gli autori collegano specifiche “firme” di mutazione a una tossina batterica (colibactina) prodotta da alcuni ceppi di E. coli, ipotizzando che un’esposizione precoce possa contribuire, in alcuni casi, all’aumento dei tumori a esordio giovane.

È importante essere chiari: non significa che “un batterio causa il cancro” in modo diretto e semplice. Significa che la ricerca sta cercando di capire perché alcuni tumori, in età giovane, mostrano tracce compatibili con determinati processi mutazionali. È un tassello promettente, non una risposta definitiva.

I sintomi da non ignorare: quando smettere di “aspettare che passi”

Il problema più frequente, nei casi sotto i 50 anni, non è solo l’aumento dell’incidenza. È il ritardo nella diagnosi: molti giovani adulti non pensano che possa riguardarli e, di conseguenza, normalizzano segnali che meriterebbero un controllo.

I sintomi più citati nelle guide divulgative e nei materiali informativi includono:

  • sangue nelle feci o sanguinamento rettale
  • cambiamento persistente dell’alvo (diarrea/stitichezza, feci più sottili)
  • dolore addominale che non si spiega e non passa
  • anemia o stanchezza insolita
  • perdita di peso non intenzionale

Questi segnali non “fanno diagnosi” da soli, ma sono un motivo valido per parlarne con il medico, soprattutto se persistono o si associano tra loro.

Colon e retto: perché la sede può cambiare i segnali

In modo molto semplice: il colon è il tratto più lungo dell’intestino crasso, il retto è l’ultimo segmento. In alcuni casi, i tumori del retto possono dare più facilmente sanguinamento rosso vivo o sensazione di evacuazione incompleta. In altri, soprattutto se la sede è più “alta”, i segnali possono essere più sfumati e legati ad anemia e stanchezza.

Cancro al colon: definizione e sintomi.
Cancro al colon: definizione e sintomi.

Screening in Italia: cosa prevede e perché conviene aderire

Qui c’è una buona notizia concreta: in Italia esiste uno screening organizzato per la popolazione, basato soprattutto sul test del sangue occulto nelle feci (FIT/SOF), generalmente ogni due anni tra i 50 e i 69 anni, con estensioni in alcune Regioni fino ai 74 anni.

Il programma di screening del Ministero della Salute spiega modalità e fascia d’età in modo chiaro. () Anche l’ISS, attraverso Epicentro e PASSI, riporta dati e informazioni sull’adesione e sul valore dello screening nel ridurre la mortalità.

E se ho meno di 50 anni? In genere lo screening “di popolazione” parte da 50, ma chi ha familiarità (parenti di primo grado con tumore o polipi) o sintomi persistenti deve parlarne con il medico: i percorsi cambiano e possono prevedere controlli anticipati.

Cosa puoi fare da oggi: prevenzione pratica, senza estremismi

La prevenzione non è fatta di perfezione, ma di scelte ripetute nel tempo. Le indicazioni più solide, in sintesi:

  • più attività fisica regolare (anche camminare conta)
  • più fibre: legumi, cereali integrali, frutta e verdura
  • meno carni lavorate e meno alcol
  • peso corporeo sotto controllo, senza ossessioni
  • attenzione ai sintomi e alla storia familiare
  • adesione allo screening quando si riceve l’invito

Sono azioni realistiche, non “miracoli”. Ma sommate, possono cambiare il rischio individuale e collettivo.

Lo sapevi che…?

Molti tumori del colon-retto nascono da polipi che, nel tempo, possono trasformarsi. Per questo lo screening non serve solo a “trovare il cancro”, ma anche a intercettare lesioni precoci e ridurre i rischi prima che diventino un problema serio.

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FAQ: domande comuni che si cercano su Google

A che età viene il tumore del colon-retto?

È più frequente dopo i 50 anni, ma i casi sotto i 50 sono in aumento in diversi Paesi.

Il sangue nelle feci significa sempre tumore?

No. Può dipendere da molte cause (emorroidi, ragadi, infiammazioni). Ma se è persistente o associato ad altri sintomi, va valutato dal medico.

Il test del sangue occulto è affidabile?

È un test di screening: non dà diagnosi definitiva, ma indica se servono approfondimenti. È usato nei programmi organizzati perché è semplice e utile a livello di popolazione.

Se ho un familiare con tumore al colon, cosa devo fare?

Parlane con il medico: spesso si valutano controlli anticipati o percorsi personalizzati, in base all’età del familiare e alla storia clinica.

È vero che le carni lavorate aumentano il rischio?

Sì: la classificazione IARC/OMS indica un legame con il tumore del colon-retto e invita a limitarne il consumo.

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