Virus Zika, arma contro il tumore al cervello? La ricerca USA

Dagli studi su questo pericolo sanitario una potenziale arma contro un tipo di tumore al cervello.

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Dagli studi sul virus Zika si è probabilmente trovata una potenziale arma contro il glioblastoma, un tumore aggressivo del cervello, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista specializzata americana Journal of Experimental Medicine.

Il gliobastoma è il tumore cerebrale più comune, che colpisce circa 12mila persone all’anno negli Stati Uniti e che recentemente è stato identificato con il senatore repubblicano John McCain.

Si tratta di un male fatale per la maggior parte dei pazienti entro due anni dalla diagnosi.

La chemioterapia e la radioterapia sono trattamenti convenzionali dopo di che, solo ove possibile, la rimozione chirurgica del tumore.

Abbiamo dimostrato che il virus di Zika potrebbe distruggere le cellule di glioblastoma che sono resistenti alle attuali terapie e rendono questo cancro aggressivo,” ha spiegato il Dr. Michael Diamond, professore di medicina presso l’Università di Washington a St. Louis (Missouri).

Per questo studio, i ricercatori hanno iniettato il Zika o un placebo di acqua salata in tumori cerebrali indotti in 33 topi.

Due settimane dopo, i tumori sono stati ridotti significativamente nel gruppo di roditori trattati con il virus rispetto a quelli che hanno ricevuto il placebo.

E questi topi, secondo quanto rivelato dagli studiosi, sono anche sopravvissuti più a lungo rispetto a quelli nel gruppo di controllo.

L’efficacia del virus Zika, trasmesso principalmente dalla zanzara, infatti, attacca le cellule del tronco cerebrale che sopravvivono di solito a trattamenti convenzionali.

Una donna incinta infettata dal Zika può partorire un bambino affetto da microcefalia, ossia l’inadeguato sviluppo del cranio, come risultato della distruzione di queste cellule staminali neurali.

Sono ovviamente necessarie ulteriori ricerche prima che questo trattamento possa essere testato clinicamente, hanno osservato gli scienziati, credendo che il virus probabilmente dovrà essere iniettato direttamente nella zona del tumore dopo l’ablazione.

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