Stare troppo su internet crea depressione e ansia

Gli adolescenti che vanno spesso su internet e usano gli smartphone possono avere squilibri chimici nel cervello simili alle persone che soffrono di depressione e ansia.

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Gli adolescenti che vanno spesso su internet e usano gli smartphone possono avere squilibri chimici nel cervello simili alle persone che soffrono di depressione e ansia.

Lo sostiene una ricerca sudcoreana.

Il professore di neuroradiologia dell’Università della Corea di Seoul, Hyung Suk Seo, ha esposto questo risultato durante l’incontro annuale della Radiological Society of North America che si è svolto il 30 novembre scorso a Chicago, negli Stati Uniti d’America.

Il GABA (acido γ-amminobutirrico) è il principale neurotrasmettitore inibitorio dei mammiferi, che si trova nel cervello di ognuno di noi ma se è presente nelle aree sbagliate può creare problemi.

Nel dettaglio, i cittadini di Singapore trascorrono la maggioranza delle ore di veglia sui dispositivi digitali: in media 12 ore e 42 minuti al giorno, secondo un sondaggio di Ernst & Young somministrato lo scorso febbraio a mille persone tra i 18 e i 69 anni.

La dipendenza da Internet è un uso eccessivo del web che altera la vita quotidiana, il sonno e le relazioni.

Sia chiaro: controllare l’e-mail come prima cosa al mattino o trascorrere un’ora su Instagram dopo il lavoro non significa soffrire di una dipendenza da internet.

Invece, gli adolescenti, i cui punteggi dei test indicavano una dipendenza, tendevano a dire che il loro uso di internet e smartphone interferiva con le abitudini quotidiane, le vite sociali, il sonno e la produttività.

Ebbene, questi adolescenti hanno avuto anche punteggi più alti per quanto concerne depressione, ansia, insonnia e impulsività.

Tuttavia, a causa delle dimensioni ridotte del campione dello studio (19 adolescenti dipendenti da internet e 19 non dipendenti da Internet), potrebbe essere ancora troppo presto per collegare gli squilibri chimici degli adolescenti all’ansia e alla depressione“, ha affermato Max Wintermark, professore di radiologia e capo della neuroradiologia alla Stanford University, non coinvolto nello studio.

Saranno necessari, quindi, ulteriori test su un gruppo più ampio di persone.

La buona notizia, comunque, è che lo squilibrio chimico è reversibile utilizzando la terapia comportamentale cognitiva. Questo è stato notato in 12 adolescenti con dipendenza da Internet che hanno seguito la terapia per nove settimane.

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