Nelle mucche la chiave per sviluppare un vaccino anti HIV?

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Le mucche alla base di un vaccino anti HIV?

Secondo un nuovo studio, nella rapida riposta immunitaria delle mucche ci sarebbe la chiave per la creazione di un vaccino umano contro l’HIV.

IMMUNOGENI E ANTIGENI

Gli scienziati hanno compiuto un passo significativo, rinsaldando la speranza di sviluppare un vaccino efficace contro l’HIV dopo un esperimento che ha coinvolto delle mucche.

Ciò che gli studiosi hanno scoperto è che, diversamente dagli esseri umani, le vacche hanno effettivamente la capacità di sviluppare anticorpi che neutralizzano l’HIV (bNAbs), molto più velocemente di quanto facciano gli uomini.

Per giungere a questa scoperta, i ricercatori hanno iniettato in quattro vitelli proteine progettate per simulare quelle dell’HIV con lo scopo di indurre una risposta immunitaria.

Ebbene, in 35 – 50 giorni, tutti e quattro i vitelli hanno sviluppato i bNAbs.

Rispetto agli umani infetti da HIV, in cui solo il 10 – 20% sviluppa il bNAbs e dopo due anni di infezione, quanto accade nei vitelli è molto importante.

Inoltre, una delle risposte immunitarie della mucca è stata in grado di neutralizzare il 20% del ceppo HIV in 42 giorni, mentre un’altra risposta è stata in grado di neutralizzare un imponente 96% del ceppo HIV entro 381 giorni.

La risposta immunitaria incredibilmente rapida ed efficace dei giovani bovini, quindi, è una scoperta promettente nella ricerca per sperare di sviluppare un potente vaccino contro l’HIV.

Le mucche, però, si differenziano notevolmente dai esseri umani e, in più, l’HIV è un virus umano.

Di conseguenza, non è molto facile prevedere come questi risultati si possano tradurre in una risposta immunitaria utile per gli uomini.

Tuttavia, si tratta di una ricerca molto importante, in funzione del fatto che gli esseri umani tendono a produrre bNAbs soltanto dopo un lungo periodo di convivenza con l’infezione, per cui il virus ha già sviluppato la propria immunità alle difese umane.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Nature.

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