Allergia agli arachidi? Dall’Australia una cura per guarire

Ma un team di ricercatori australiani sta perfezionando un trattamento che potrebbe consentire ai pazienti allergici agli arachidi di mangiarli.

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arachidi

Le allergie alimentari sono diffuse: riguardano il 6% dei bambini e più del 3% degli adulti in Europa. Le più comuni sono le reazioni a frutti di mare, latte vaccino, uova e arachidi.

Chi soffre di allergie è spesso obbligato a controllare il contenuto del proprio piatto, in quanto una reazione allergica può essere potenzialmente fatale.

In qualsiasi età, infatti, l’allergia alimentare può causare sintomi respiratori, cutanei o digestivi. E si può verificare anche lo shock anafilattico.

Tra le allergie alimentari più diffuse c’è quella agli arachidi e, in genere, ad altri alimenti simili: noci, anacardi, pistacchi.

Le prime reazioni ad un’allergia alle arachidi sono rappresentate da orticaria, gonfiore, tosse, attacco d’asma e/o sintomi gastrointestinali (nausea, diarrea, vomito).

L’angioedema, inoltre, può causare difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, shock anafilattico con il rischio di morte.

L’allergia alimentare, anzitutto, va trattata con il non consumare i prodotti che la scatenano. Ma un team di ricercatori australiani sta perfezionando un trattamento che potrebbe consentire ai pazienti allergici agli arachidi di mangiarli.

I test hanno avuto inizio nel 2013 a Melbourne. Ai bambini con allergia agli arachidi sono stati somministrati probiotici con basse dosi di proteine ​​di arachidi per un periodo di 18 mesi. Alla fine di questi test, l’80% dei bambini coinvolti dallo studio poteva tollerare le noci. E quattro anni dopo, il 70% dei bambini testati può ancora consumare arachidi senza alcuna reazione avversa, secondo lo studio, pubblicato mercoledì sulla rivista medica britannica The Lancet.

Ciò dimostra, secondo i ricercatori, che il trattamento è efficace e che una cura è possibile.

Questo è un importante passo avanti nell’identificazione di un trattamento per le allergie alimentari nelle società occidentali“, ha affermato Mimi Tang, uno dei ricercatori.

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